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11 hours ago

18 Aprile 2004, Circuito di Phakisa, Welkom, Sudafrica Identificare un unico momento chiave nella carriera di un uomo che ha vinto 9 titoli mondiali riscrivendo praticamente la storia di uno sport è un'impresa ardua e un onore che non ci sentiamo di prendere Ma se dovessimo trovare una vittoria che più di tutte rappresenti il numero 46, allora un'idea ce l'abbiamo, ed è dovuta alla sua gara più bella corsa esattamente 15 anni fa Molte volte la fama dei grandi campioni li precede così tanto da scatenare l'invidia e le malelingue di perbenisti e falsi filosofi dello sport, convinti che vincano perché hanno la squadra più forte, o, nel caso di sport individuali, che trionfino avendo i mezzi migliori "Eh, ma Valentino ha la Honda, voglio vederlo correre su una moto diversa" E il dottore li stava aspettando al varco Accanto al colosso di Tokyo, c'era un'altra casa giapponese che non vinceva un mondiale dal 1992 e che l'anno precedente aveva raccimolato solamente un misero podio Quella casa si chiamava Yamaha Valentino lasciò la moto migliore dell'intero paddock dopo 3 splendidi mondiali consecutivi accettando una sfida sulla carta impossibile, riportare gloria laddove vi era declino E ci riuscì da subito, alla prima gara della stagione, al termine di un duello epico con il rivale di sempre, Max Biaggi, dando con la sua M1 due decimi a quella Honda tecnicamente imbattibile Il capolavoro di una leggenda, la genesi di un annata trionfale, il sesto titolo iridato Semplicemente, Valentino Rossi sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia motogp motociclismo moto motocicletta valentinorossi valentinorossi46 vale46 valentino46 rossi46 vr vr46 maxbiaggi biaggi yamaha honda yamahaitalia

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12 hours ago

Qualsiasi appassionato di sport ha qualche anno che ricorda con particolare trasporto, che rivive con la gioia del lieto fine o con la delusione dell’epilogo amaro. Non importa, ciò che lo rende vivido nella mente e nel cuore sono le tribolazioni e le speranze che hanno accompagnato il tratto della nostra vita legato ad esso. È questo che emerge da “Masnago” di Giovanni Fiorina. Non è l’autobiografia di un atleta o il racconto di un’impresa, ma un vero e proprio romanzo di formazione in cui Andrea ed Elena affrontano le dure sfide dell’ingresso nell’età adulta. Queste saranno addolcite da una stagione storica per la Varese del basket, una stagione che Andrea e tutti i tifosi attendevano da tanto: quella dello storico scudetto della stella. Le vicende a tinte fosche degli adolescenti protagonisti s’intrecciano al cammino che porterà alla gloria di una squadra rimasta iconica nell’immaginario della pallacanestro italiana. La Varese del 1999, guidata da Charlie Recalcati, ha la magia di uno zoccolo duro italiano formato da Gianmarco Pozzecco, Andrea Meneghin, Giacomo Galanda e Alessandro De Pol. Sono il Poz, il Menego, Jack e Sandrino che, ad esclusione del primo, nell’estate di quell’epico 1999 faranno sognare anche con la maglia azzurra, portando l’Italia al titolo europeo. Sono gli eroi di Andrea, giovane talento alle prese con travagli che lo faranno crescere in fretta. Li affronta mentre la pallacanestro Varese sta scrivendo la storia, regalandogli weekend di evasione adolescenziale nel tempio di Masnago, il palazzetto in cui sogna di giocare. È una storia di paure da vincere e di sfide da superare trovando risorse che non si sapeva di avere, paradigma ineluttabile della vita quanto dello sport. GenteDiSport Sport Basket Masnago Pallacanestro Varese PallacanestroVarese RoostersVarese VareseRoosters Scudetto 1999 Italia ItalBasket Libri LetteraturaSportiva LibriDiSport LibriSportivi StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 day ago

“Non m’importa se il ragazzo è giallo o nero, o se ha le strisce come una fottuta zebra. Io sono il manager di questa squadra è dico che lui gioca”. Con queste parole Leo Durocher chiuse le polemiche interne ai Brooklyn Dodgers. I giocatori faticavano ad accettare l’arrivo in squadra di Jack Roosvelt Robinson, detto Jackie. Siccome lo sport segue gli affanni della realtà sociale, sempre, anche le leghe professionistiche americane erano allineate alle politiche di segregazione razziale. Così i neri in MLB non giocavano, avevano una loro lega. Fino al 15 aprile 1947, giorno dell’esordio di Jackie Robinson. Placati i compagni, non fu semplice per il giocatore dei Dodgers resistere alle minacce di morte e agli insulti che arrivavano dalle tribune a ogni gara. Ancor più dura dovette essere farsi scivolare insulti e minacce di sciopero provenienti dagli avversari. Ma la storia non si fa fermare dall’odio. Cominciarono ad arrivare gli incoraggiamenti pubblici di giocatori bianchi come Pee Wee Reese. Sua la celebre frase: “Puoi odiare un uomo per molte ragioni. Il colore non è una di queste”. Jackie capì che la risposta più dirompente sarebbe stata fare al meglio il proprio lavoro. Giocò 6 volte l’All-Star Game e altrettante le World Series, vincendole nel 1955: 10 anni di brillante carriera ai Dodgers parlarono per lui. Non si fece mai portavoce dei diritti civili degli afroamericani, anzi. Ma fu l’esempio a lasciare il segno. D’altronde a spingerlo a fare sport era stato il fratello maggiore Matthew, che aveva fatto parte della più memorabile rappresentazione sportiva del ‘900. Alle Olimpiadi di Berlino del ‘36, infatti, sul secondo gradino del podio dei 200 m, gara di uno dei 4 ori di Jesse Owens, c’era proprio Matthew Robinson. Jackie Robinson fa parte della Hall of Fame e ogni anno il 15 aprile la MLB celebra il “Jackie Robinson Day”. È stato un apripista per i neri nello sport USA, lo ha fatto essendo un grande giocatore. GenteDiSport Sport Baseball JackieRobinson USA SportUSA SegregazioneRazziale Integrazione LottaAlRazzismo MLB MajorLeague JackieRobinsonDay StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 day ago

17 Aprile 1916, Buenos Aires, Argentina O almeno così c'era scritto sui passaporti che aveva, argentino, spagnolo e francese per la precisione Ma in realtà, Fiora Gandolfi, sua ultima moglie, due anni dopo il suo decesso datato 1997 scoprirà che sul certificato di nascita e su quello del primo matrimonio c'era scritta un'altra data, 10 Aprile 1910 Aveva mentito sulla propria età di ben 6 anni, ma questo a noi non importa, perché 103 anni fa, anzi 109 per essere precisi, nasceva quello che oggi ricordiamo letteralmente come un mago, anzi Il Mago Vi ricordate quei 3 passaporti di cui vi parlavamo? Ecco, Helenio Herrera conosceva 4 lingue se consideriamo anche l'italiano, e le mischiava nelle sue innumerevoli conversazioni fino ad arrivare a quell' iconico "Taca la Bala" che possiamo definire come un vero e proprio mantra, identificativo dell'idea di attaccare la palla, ovvero pressare alto Dovete pensare una cosa Negli anni 60 il calcio era molto diverso I giocatori avevano ritmi di allenamento bassi, la forma fisica non era di certo una discriminante del poter giocare o meno, così come l'alimentazione ferrea e la lontananza da fumo e alcool Ecco, il Mago Herrera ha rivoluzionato tutto questo, con un'attenzione maniacale alla dieta, all'allenamento, alla lontananza dai vizi al di fuori del campo, all'essere lo psicologo dei propri giocatori e al motivarli Era solito affiggere sopra la porta dello spogliatoio ed in generale laddove i propri giocatori potessero vederli cartelli motivazionali che ricordavano ciò che bisognava fare per vincere Helenio Herrera professava il calcio totale 40 anni in anticipo rispetto al suo tempo Ed anche se non ci sei più, sarebbe stato oggi il tuo compleanno inventato, e vogliamo ricordarti per aver riscritto la storia del calcio e della grande Inter Tanti auguri comunque, Mago sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia inter internazionale fcinter fcinternazionale mago magoherrera herrera helenioherrera asroma asr scudetto allenatore mister seriea grandeinter coppadeicampioni

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1 day ago

📌 15 luglio 2007 – 50m special_olympics_italiaasafasub10king 🏃‍♂️ nulla può contro i portacolori della Comunità del Melograno e asdgiulianoschultz 😉🤟⠀ E’ la serata perfetta per AnnaGiordanoBruno che vola a 4,35m, nuovo record italiano 🦋; l’atleta friulana ripeterà l’impresa nel 2009 (4,46m) sottolineando come MeetingLignano sia un vero portafortuna 🍀⠀ .⠀ .⠀ .⠀ .⠀ .⠀ ricordi atleticaspettacolo sport solidarietà FVG running trackandfield training athletics storiedisport champions sportlovers SportEvents fidal fidalfvg paralympic sportlife athleticstrack trackandfield run highjump specialolympics integrazione athleticpassion

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1 day ago

🎯LA PERSERVERANZA "Oggi ho imparato che perseverare è meglio che perdere tempo a lamentarsi. Figo" Athýke Non tutti sono titolari in una squadra. Ma tutti sono ugualmente importanti. Il punto di forza di Silvia Bosurgi è stato perseverare negli allenamenti sviluppando la capacità di adattarsi all'esigenza di squadra. Tantissimi auguri a una grande atleta dello storico Setterosa oro olimpico Atene2004 Auguri Silvia❤️ (foto Claudio Scaccini Giochi Olimpici Atene 2004) accendilamente illuminalaperformance setterosa Atene2004 athýke occhiditigre pallanuoto storiedidonne instasport pallanuotofemminile silviabosurgi setterosa 7rosa squadra mentalitàvincente storiedivita storiedisport waterpolo pallanuotoitalia worldwaterpolo olimpiadi coni perseveranza happybirthday

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2 days ago

16 Aprile 1947, New York, Stati Uniti d'America Quella mattina per Cora Lillian non deve essere stata propriamente facile È vero, la nascita di un figlio elimina qualsiasi dolore e difficoltà, sia fisica che mentale, ma l'unico frutto dell'amore tra lei e Ferdinand Lewis Alcindor Sr. aveva qualcosa di particolare, e non vi stiamo parlando di pallacanestro 5,73 kg e 57,2 cm di neonato dai quali, forse, si doveva già evincere che sarebbe diventato uno dei più grandi di sempre nella storia del Gioco E quel neonato, a cui fu dato il nome del padre, Ferdinand Lewis Alcindor con il classico Junior marchio di fabbrica a stelle e strisce, non è oggi ricordato con il suo nome di battesimo, ma con quello che si è scelto Compie oggi 72 anni Kareem Abdul-Jabbar, l'uomo per cui la NCAA cambiò le regole nel 1967, vietando la schiacciata al termine del suo primo anno nella lega, perché per lui, dall'alto dei suoi 217cm, dominare qualunque avversario era fin troppo facile Fu così che con il leggendario coach di UCLA John Wooden dovettero mettere a punto un qualcosa che lo continuasse a far essere il giocatore più incisivo di tutti, anche non potendo più gettare con forza la palla nel canestro da sopra il ferro Insieme crearono l'arma più efficace della pallacanestro moderna, perché fu questa la nascita del leggendario Skyhook, il gancio cielo, divenuto il suo marchio di fabbrica per eccellenza E ancora oggi, come in eterno, quando qualcuno porta la palla sopra la testa con il braccio più lontano dal difensore, proteggendosi con l'altro e spezzando il polso nel punto più alto possibile, si sentirà qualcuno pronunciare la parola "Kareem" 72 anni fa nasceva il miglior marcatore di sempre nella storia della lega, quello che, forse, nessuno raggiungerà mai Happy birthday Legend! sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia kareemabduljabbar abduljabbar kareem lakers losangeleslakers skyhook ganciocielo gancio pallacanestro nba basket basketball basketuniverso nbapassion nbareligion record

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3 days ago

LA RINASCITA DI TIGER🐅🏌🏽‍♂️. Il fuoriclasse statunitense torna a vincere un Major dopo il 2008 (Us Open), è il quindicesimo titolo in carriera. È uno dei ritorni più clamorosi nel mondo della golf, dopo le mille problematiche coniugali, giuridiche, fisiche, dopo infinite terapie e dopo aver toccato il fondo, Woods torna in vetta. Ha ritrovato la voglia di mettersi in gioco nuovamente, e dopo 11 anni da quell'ultima volta, Tiger manda a tutti un messaggio chiaro: ha ripreso il controllo della propria vita. 🏌🏻‍♂️ golf major tiger woods tigerwoods sport storiedisport gpssport vittoria campione champion larinascita

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3 days ago

Siamo a Seul 1988, Giochi della XXIV Olimpiade. Per noi italiani, ancor più a 30 anni di distanza, rimane l’edizione della splendida medaglia d’oro di Gelindo Bordin. È l’ultima giornata di gare, come sempre la Maratona chiude il programma. L’immagine del volto scavato del maratoneta veneto che entra solitario allo stadio olimpico di Seul rimarrà iconica nella storia dello sport azzurro. Ma c’è una nazione del mondo per cui quella stessa gara rappresenta un ricordo ancor più prezioso di quanto non lo sia per l’Italia, un paese che quel giorno, di fatto, aveva poco più di 10 anni di vita. Il Gibuti è uno Stato di meno di 1 milione di abitanti che si affaccia sul Mar Rosso. È incastrato tra Etiopia, Eritrea e Somalia, in quel Corno d’Africa terra di miserie e fucina dei più grandi fondisti e mezzofondisti del panorama internazionale dell’atletica. Correre è la più naturale forma di riscatto. Fino al 1977 il Gibuti in realtà non è esistito, il suo nome era Somalia Francese e suggeriva chiaramente le sue sorti. Dopo anni di rivolte e battaglie, ottenne l’indipendenza dalla Francia, ultimo Stato africano a riuscirci. Come tutte le nazioni giovani, il processo democratico non fu subito facile. Negli anni ‘90 le cronache racconteranno della lunga guerra civile che sconvolgerà il paese, ma il mondo si accorgerà del Gibuti già prima, proprio il giorno di quella maratona olimpica di Seul. Bordin stacca all’ultimo chilometro 2 avversari africani: uno è il keniota Douglas Wakiihuri, che sarà argento, l’altro è Hussein Ahmed Salah, che regalerà al giovane Gibuti il bronzo, ancora oggi unica medaglia olimpica della storia del paese. Hussein Ahmed Salah è l’uomo che per primo ha messo il Gibuti sulla mappa mondiale. Quella maratona, quindi, lega i nostri ricordi a quelli di un’altra nazione per cui quella gara resta un momento unico. GenteDiSport Sport Atletica HusseinAhmedSalah Gibuti AtleticaLeggera GelindoBordin TrackAndField AtleticaLeggeraItaliana AtleticaItaliana AtletiItaliani Maratona Olimpiadi Seul1988 MaratonaSeul1988 Italia Maratoneti Corsa StorieDiSport RomanzoSportivo

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3 days ago

15 Aprile 1989, Hillsborough Stadium, Sheffield, Inghilterra Raccontare le tragedie non vuole e speriamo non diventi mai un qualcosa di usuale, desideriamo rimangano sempre fatti isolati, e dopo il ricordo di ieri legato ad un angelo ci troviamo oggi a piangere 96 uomini, la maggior parte sotto ai 30 anni E proprio 30 anni fa, il calcio inglese cambiava definitivamente, messo in ginocchio dalla scarsa preparazione delle autorità e dall'istinto di sopravvivenza umano che purtroppo ha portato alla fine peggiore Erano le ore 15 di un pomeriggio di metà aprile quando la casa dello Sheffield venne prestata alla semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest La ripartizione degli spalti fu assegnata senza alcun criterio Alla tifoseria dei Reds, molto più numerosa di quella dei rivali, fu concessa la West Stand, la tribuna occidentale anche detta Leppings Lane, con una capienza minore e un numero di ingressi limitato rispetto alla Kop, la curva orientale, pensata per i tifosi del Nottingham Ciò che successe era facilmente preventivabile, tranne a chi aveva il potere di prendere decisioni Ad un quarto d'ora dall'inizio, molti tifosi del Liverpool erano ancora fuori dallo stadio, e la polizia decise di aprire il Gate C, un tunnel utilizzato solitamente per far defluire a fine partita, per accelerare le operazioni di ingresso Ciò portò però ad una massa incontrollata di persone che si andavano ad aggiungere a quelle presenti nei settori 3 e 4, già completamente pieni La partita fu bloccata soltanto alle 15:06, il tempo per accorgersi che quelle persone che entravano disperate in campo non lo stavano facendo come invasione, ma perché stavano per essere schiacciate, e quindi non andavano respinte Stavano solamente cercando di continuare la propria vita, quella che non si può perdere per nessun evento sportivo sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia calcio calcioilcalcioèdichiloama hillsborough liverpoolfc liverpool nottinghamforest facup stadio calcioinglese inghilterra semifinale finale tifoso tifosi ilcalcio

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3 days ago

📌 16 luglio 2006 – E’ l’inizio di una storia Jamaica💗Lignano Sotto la guida di coach Francis sbarca all' Hotel Fra i Pini il team giamaicano🔝 Da 14 stagioni sulla pista del  Teghil crescono le nuove stelle e, con fatica, vengono “guadagnate” medaglie olimpiche e mondiali… le attenzioni della famiglia Vaccari e  MeetingLignano portano fortuna! 😉🍀 fastelaine realshellyannfp asafasub10king iamnestacarter tyquendotracey julianforte janieverussell_ sherickajacko kaliesespencer ronald_levy110 rusheenmcdonald odaynerichards tajaygayle8 chadwalker .

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3 days ago

Torna l'appuntamento con le radiocronache e le interviste dai Mondiali di nuoto svoltisi a Roma nell'estate 2009. Nella puntata di oggi abbiamo il Presidente della Federazione italiana nuoto - Paolo Barelli - al microfono di Ugo Russo; a seguire, l'intervento di Giovanni Malagò, Presidente del comitato organizzativo di Roma 2009. La raccolta è a cura di Alesandra Fiori. Ascolta la puntata su RaiPlay Radio🎧 rai rairadio techete rairadiotechete sport storiedisport archiviorai nuoto roma roma2009 rome atleti win federazione swim piscina swimming swimmingpool fitness allenamento training radiodigitali

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4 days ago

14 Aprile 2012, Pescara Il tuo cuore si è fermato come un pallone lasciato al centro del campo alla fine di un allenamento d'inverno, con il freddo e la polvere a corredo di quel quadro buio e senza colori Il tuo cuore si è fermato al 31esimo minuto di una partita di calcio, di un Pescara Livorno, quando eri ancora troppo giovane per andartene via Ed insieme al tuo cuore, si è fermato il mondo dello sport e ci siamo fermati tutti noi Ci siamo fermati a pensare a come sia possibile che la vita a volte riservi questo ad un ragazzo che ha perso la madre a 15 anni ed il padre 2 anni dopo, a chiederci perché debba succedere proprio a te, come se non avessi già sofferto abbastanza E la risposta non c'è, perché la vita è anche questo Possiamo cercarla, continuare a chiedercelo, ma la risposta non esiste Quello che c'è invece è il diritto ed il dovere di chi resta di ricordare, attraverso qualunque mezzo possibile, chi ci ha lasciato, tenendone sempre viva la memoria 7 anni fa se ne andava Piermario Morosini Riposa in pace Moro, continuando a proteggere da lassù tutti i ragazzi d'oro come lo eri tu sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia morosini piermariomorosini calcio calciocalciatore ilcalcioèdichiloama livorno livornocalcio pescara pescaracalcio moro seriea serieb nazionale azzurri piermario

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5 days ago

🎯Non perdo mai. O vinco. O imparo! Trasforma pensieri, frasi e convinzioni sociali limitanti e la prestazione sportiva cambia! Athýke Grazie a WBPF Italia per l'invito In particolare a Vittorio, Olga e Antonio! Persone di sport la cui passione mi ha permesso di osservare il body building fitness da un punto di vista mai considerato. C'è sempre da imparare! 💪💪💪🙌🙌🙌🙌 accendilamente illuminalaperformance sportmentalcoach sportcoaching sportcoach mentalcoach storiedisport bodybuildingfitness bodybuilder wbpf ansiadaprestazione rialzarsi instasport storiesport storieolimpiche. nonperdomai ovinco oimparo

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5 days ago

Il più prolifico realizzatore della storia della Primera División è uno straniero, un centravanti paraguaiano il cui nome dirà poco o nulla agli appassionati italiani: Arsenio Erico. Nacque ad Asunción nel 1915 e il suo talento per il calcio si manifestò precoce. A 15 anni giocava nel Club Nacional, ma la sua carriera avrebbe sbattuto presto sulla storia del suo paese. Nel 1932 scoppia la Guerra del Chaco tra Paraguay e Bolivia, che si concluderà dopo 3 anni. Il conflitto fu tremendo, il Paraguay ebbe bisogno di arruolare anche i più giovani. Due su tutti: Augusto Roa Bastos, più grande scrittore della storia del paese, e Arsenio Erico. Per il centravanti, però, la guerra finì per essere un’opportunità. La Croce Rossa paraguaiana mise sù una squadra che affrontò i più forti club argentini per raccogliere fondi: fu la vetrina perfetta per Erico. Independiente e River furono folgorate e fecero a gara per averlo. Lì emerse anche la statura morale di Arsenio Erico . Intanto inizialmente disse di non sentirsela di lasciare il suo paese in un momento tanto difficile, accettando di farlo soltanto quando fu la federazione a dargli il permesso. A quel punto c’era da scegliere tra le 2 offerte. Quella del River era più vantaggiosa, ma il ragazzo decise di tener fede alla prima parola data e si mise la maglia dell’Independiente. Fu così che ebbe inizio la leggenda del “Saltarín Rojo”. In italiano suonerebbe come “Saltatore Rosso”, riferimento alle straordinarie doti acrobatiche e al colore della maglia. Ma il repertorio era completo e gli valse 295 gol in 325 partite con l’Independiente dal 1934 al 1947. Giocatore fantastico che fu l’idolo di un ragazzino che non perdeva occasione di andarlo a vedere allo stadio “Libertadores de América”, nonostante tifasse River. Farà poi una discreta carriera anche lui, il suo nome è Alfredo Di Stefano. Erico rifiuterà sempre le avance dell’Argentina per fargli vestire l’albiceleste, sentendosi paraguaiano fino al midollo, e tornerà in patria a chiudere la carriera col Club Nacional. GenteDiSport Sport Calcio ArsenioErico Futbol Football Soccer Paraguay Argentina Independiente SaltarínRojo StorieDiSport StorieDiCalcio

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5 days ago

13 Aprile 2016, Staples Center, Los Angeles "Caro basket,  dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre  e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum  ho saputo che una cosa era reale: mi ero innamorato di te. Un amore così profondo che ti ho dato tutto  dalla mia mente al mio corpo  dal mio spirito alla mia anima. Da bambino di 6 anni  profondamente innamorato di te  non ho mai visto la fine del tunnel.  Vedevo solo me stesso  correre fuori da uno. E quindi ho corso.  Ho corso su e giù per ogni parquet  dietro ad ogni palla persa per te.  Hai chiesto il mio impegno  ti ho dato il mio cuore  perché c’era tanto altro dietro. Ho giocato nonostante il sudore e il dolore  non per vincere una sfida  ma perché TU mi avevi chiamato.  Ho fatto tutto per TE  perché è quello che fai  quando qualcuno ti fa sentire vivo  come tu mi hai fatto sentire. Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere un Laker  e per questo ti amerò per sempre.  Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.  Questa stagione è tutto quello che mi resta.  Il mio cuore può sopportare la battaglia  la mia mente può gestire la fatica  ma il mio corpo sa che è ora di dire addio. E va bene.  Sono pronto a lasciarti andare.  E voglio che tu lo sappia  così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.  I momenti buoni e quelli meno buoni. Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.  E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,  che rimarrò per sempre quel bambino  con i calzini arrotolati  bidone della spazzatura nell’angolo  5 secondi da giocare.  Palla tra le mie mani.  54321 Ti amerò per sempre, Kobe" 3 anni fa, Kobe Bryant giocava l'ultima partita di una carriera straordinaria segnando l'incredibile cifra di 60 punti, l'ultimo morso del Mamba sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia basketball basket nba nbalegends nbahistory bryant kobebryant kobebryant8 kobebryant24 lakers losangeleslakers basketuniverso pallacanestro basketball🏀 bryant8 kobebryant24

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6 days ago

12 Aprile 1989, Culver City, California Salire al cielo con fasce e guantoni non deve essere facile, ma è esattamente così che ce lo immaginiamo, anche se a livello umano non siamo poi così sicuri che si meriti il Paradiso nell'accezione Dantesca del termine Ma a livello sportivo, è tutta un'altra storia 30 anni fa ci lasciava uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, definito come il migliore in assoluto da chi quel migliore lo era, Muhammad Ali 30 anni fa il destino si portava con sé Sugar Ray Robinson, nato Walker Smith Jr Ma a differenza di Cassius Marcellus Clay, il suo nome sul ring non deriva da una conversione Appena quattordicenne, complice anche il divorzio dei genitori, voleva partecipare ad un torneo di boxe, ma era ancora troppo piccolo Prese così in prestito la tessera di un suo amico, Ray Robinson, per fingersi più grande di quello che era ed aggirare i controlli Da lì quel nome non lo avrebbe mai più cambiato, almeno sul ring, ed è il nome per mezzo del quale ha scritto la storia L'appellativo "Sugar", invece, deriva dal suo stile di combattimento, dolce come lo zucchero Un giorno era seduto in un bar di Harlem quando un ragazzo appena diciottenne gli si avvicinò "Ehi, lei è il signor Robinson? Lei è il più grande di tutti i tempi, è il mio idolo Io sto per partire per Roma, per le Olimpiadi, dalle quali tornerò con la medaglia d'Oro E vorrei che, quando saranno finite, lei diventasse il mio manager" "Non si può fare ragazzo, sono ancora un pugile in attività, non si può salire sul ring e contemporaneamente fare il manager a qualcuno" "Ok, allora quando smetterà lo potrà diventare il mio manager?" "Vedremo Ma non mi hai ancora detto come ti chiami" "Cassius Marcellus Clay, signor Robinson" sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia pugilato pugile pugilistica boxe ring guantoni gong ali muhammadali cassiusclay cassiusmarcellusclay robinson rayrobinson greatest thegreatest goat

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1 week ago

C’è una Champions League in cui l’Italia è padrona, un’Europa in cui la stagione 2018-2019 ci sta vedendo dominare. È quella della pallavolo femminile. La ProVictoria Monza ha già vinto la Challenge Cup, Busto Arsizio si è presa la Coppa CEV, 2 competizioni in cui i club italiani non trionfavano da diversi anni. Ieri è arrivata la notizia che anche la coppa più importante del continente il 18 maggio s’imbarcherà su un volo che da Berlino la porterà verso l’Italia. Ci sarà soltanto da scoprire se la destinazione finale sarà Conegliano o Novara. Martedì era stata l’Imoco Conegliano a conquistare il pass per la finale, imponendo al Fenerbache il 3-0 dell’andata anche nel ritorno a Istanbul. Ieri è toccato alla Igor Volley Novara staccare il biglietto contro una squadra turca, VafikBank bi-campione d’Europa in carica. È stata un’impresa ben più complicata. Dopo aver vinto 3-0 in Turchia, l’Igor ha subito un 3-1 nel ritorno in casa, rendendo necessario il golden set per decidere la sfida. La squadra italiana l’ha spuntata sul filo del rasoio, con un 16-14 fissato da uno splendido servizio della stella Paola Egonu. Il 18 maggio a Berlino tutta l’Europa del volley guarderà l’Italia, che sa già di aver conquistato tutte 3 le coppe targate CEV in stagione. Un dominio totale che non è casuale, ma il risultato di un movimento in salute che cresce atlete straordinarie e sane, fa sognare e riempie i palazzetti. Le 2 finaliste hanno giocatrici straniere molto forti, ma anche le stelle della Nazionale italiana che pochi mesi fa ci hanno fatto innamorare conquistando l’argento mondiale. Sylla, De Gennaro, Danesi a Conegliano, Egonu, Chirichella a Novara, hanno confermato il loro assoluto spessore internazionale. Menzione speciale per Francesca Piccinini, che a 40 anni sarà ancora splendida protagonista di una finale di Champions, dopo averne già vinte ben 6. Sotto rete l’Italia ha già la bellezza che la salverà. GenteDiSport Sport Pallavolo ChampionsLeague CEVChampionsLeague CLVolleyW ImocoConegliano IgorVolleyNovara ImocoBoom IgorJungle Volley Italia RoadToBerlin SuperFinalsBerlin Europa RagazzeTerribili ItalVolley StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 week ago

C’è una Champions League in cui l’Italia è padrona, un’Europa in cui la stagione 2018-2019 ci sta vedendo dominare. È quella della pallavolo femminile. La ProVictoria Monza ha già vinto la Challenge Cup, Busto Arsizio si è presa la Coppa CEV, 2 competizioni in cui i club italiani non trionfavano da diversi anni. Ieri è arrivata la notizia che anche la coppa più importante del continente il 18 maggio s’imbarcherà su un volo che da Berlino la porterà verso l’Italia. Ci sarà soltanto da scoprire se la destinazione finale sarà Conegliano o Novara. Martedì era stata la Imoco Conegliano a conquistare il pass per la finale, imponendo al Fenerbache il 3-0 dell’andata anche nel ritorno a Istanbul. Ieri è toccato alla Igor Volley Novara staccare il biglietto contro una squadra turca, VafikBank bi-campione d’Europa in carica. È stata un’impresa ben più complicata. Dopo aver vinto 3-0 in Turchia, la AGIL ha subito un 3-1 nel ritorno in casa, rendendo necessario il golden set per decidere la sfida. La squadra italiana l’ha spuntata sul filo del rasoio, con un 16-14 fissato da uno splendido servizio della stella Paola Egonu. Il 18 maggio a Berlino tutta l’Europa del volley guarderà l’Italia, che sa già di aver conquistato tutte 3 le coppe targate CEV in stagione. Un dominio totale che non è casuale, ma il risultato di un movimento in salute che cresce atlete straordinarie e sane, fa sognare e riempie i palazzetti. Le 2 finaliste hanno giocatrici straniere molto forti, ma anche le stelle della Nazionale italiana che pochi mesi fa ci hanno fatto innamorare conquistando l’argento mondiale. Sylla, De Gennaro, Danesi a Conegliano, Egonu, Chirichella a Novara, hanno confermato il loro assoluto spessore internazionale. Menzione speciale per Francesca Piccinini, che a 40 anni sarà ancora splendida protagonista di una finale di Champions, dopo averne già vinte ben 6. Sotto rete l’Italia ha già la bellezza che la salverà. GenteDiSport Sport Pallavolo ChampionsLeague CEVChampionsLeague CLVolleyW ImocoConegliano IgorVolleyNovara ImocoBoom IgorJungle Volley Italia RoadToBerlin SuperFinalsBerlin Europa RagazzeTerribili ItalVolley StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 week ago

11 Aprile 1948, anche se all'anagrafe il 12, Viareggio “Ne avevo individuati quattro e mi mancava il quinto: Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero Totti era uscito, così mi sono guardato attorno e ho detto a Grosso: ‘Il quinto lo tiri tu’ Lui mi ha risposto: ‘Io??? Ma mister veramente’ E io gli ho detto: ‘Lo tiri tu perché sei l’uomo dell’ultimo minuto’" L'uomo dell'ultimo minuto, l'uomo della provvidenza, l'uomo del destino, l'uomo che è impossibile descrivere a parole, l'uomo simbolo dell'Italia del 2006 che tinse di azzurro il cielo sopra Berlino La scelta non fu certo dettata dalla scaramanzia, ma dall'intuizione, quella che un allenatore deve avere quando guarda negli occhi i propri calciatori per capire chi di loro andrà a scontrarsi con quella giostra maledetta distante 11 metri dalla gloria E dietro quella vittoria, oltre il nome di Fabio Grosso, c'è il nome di chi quella squadra la ha plasmata, la ha messa in campo, la ha trascinata alla conquista del quarto mondiale, Marcello Lippi "Oddo era famoso per la sua passione da barbiere Si divertiva a tagliare i capelli ai suoi compagni di squadra, era un suo pallino Così un giorno il Mister, che ovviamente era stato informato di tutto, lo chiama in presenza della squadra e gli fa questa domanda: “Allora Massimo, te la senti? Ti senti pronto? Lui, che dall’inizio del Mondiale non aveva ancora giocato una partita, rispose : ”Certamente Mister, sono prontissimo” E allora Lippi disse :” Bene, allora ti aspetto nello stanzino del barbiere così mi puoi dare una sistemata ai capelli" Parleremmo per ore di aneddoti relativi al Mondiale del 2006, quasi dimenticandoci quanto ha vinto anche a livello di club Compie oggi 71 anni uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi Tanti auguri Mister sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia calcio calciocalciatore allenatore mister lippi marcellolippi grosso fabiogrosso mondiale mondiali azzurri berlino nazionale germania ilcalcioèdichiloama

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1 week ago

Ci sono vite che incrociano le proprie parabole nei punti più significativi. Le vette più alte, le delusioni più amare, il momento dell’uscita di scena. Quasi sempre questo accade a chi condivide almeno un tratto del percorso insieme, per nascita o per scelta. Nello sport capita di frequente a compagni di squadra. Ma succede anche, ed è raro, che ad intrecciarsi più volte in momenti topici siano esistenze che non avrebbero avuto molte possibilità di incrociarsi. È il caso di Dwyane Wade e Dirk Nowitzki. Il primo, nato a Chicago, è cresciuto in una città difficile negli anni del dominio dei Bulls di Jordan e Pippen; il secondo, tedesco, viveva in una galassia diversi anni luce distante da quella NBA. Gli Dei del basket, però, avevano deciso che le i momenti più amari della carriera dell’uno dovessero essere i negativi della gioia dell’altro. Wade si lega ai Miami Heat e li porta in finale NBA nel 2006, dove trovano i Dallas Mavericks guidati da Nowitzki. Sarebbe il primo titolo per entrambe le franchigie. I texani sono grandi favoriti, così la delusione del tedesco è tremenda quando il titolo va in Florida con Wade MVP. Passano 5 anni e le 2 squadre si ritrovano nelle Finals 2011. Il mondo però è cambiato. Nowitzki è ormai “WunderDirk”, primo europeo MVP in NBA, Wade è “Flash”, raggiunto a Miami dagli altri supereroi LeBron e Bosh. I super favoriti adesso sono gli Heat, ma il titolo va a Dallas. Gli stati d’animo si ribaltano. Le carriere dei 2 continuano tra record e riconoscimenti, facendosi leggendarie. Due corse a perdifiato che si sono chiuse la scorsa notte, quando sono tornate ad incrociarsi, benché a distanza. Ultima gara a Miami per Dwyane, ultima a Dallas per Dirk. Vittoria per entrambi, 30 punti per entrambi. Finalmente un unico stato d’animo da condividere. La meraviglia. GenteDiSport Sport Basket DwyaneWade DirkNowitzki Wade Nowitzki Pallacanestro NBA NBATipo Miami Dallas Heat Mavericks MiamiHeat DallasMavericks DallasMavs StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 week ago

Prosegue la programmazione dedicata ai campioni del ring e al mondo della boxe: una vera e proprio celebrazione del pugilato attraverso i suoni e le voci, per raccontare un'epoca dove era la radio a trasmettere e descrivere i trionfi e le sconfitte. Nella puntata di oggi il Campionato mondiale dei pesi super leggeri, 26 Giugno 1971, Bruno Arcari VS Enrique Jana a Palermo. Ascoltala su RaiPlay Radio!🎧 pugilato lotta sport campionato championship champions fight fighter superleggeri palermo arcari jana campionidelring sport june trionfi sconfitte radio rairadiotechete cassiusclay frazier griffith benvenuti raiteche storia storiedisport radiodigitali

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1 week ago

10 Aprile 1973, Garça, Brasile "Aspetta un attimo che devo cambiare la formazione" "Dai ma cosa devi cambiare che il Real Madrid è perfetto così, perdi solo tempo" "Ti sbagli, perché devo spostare Roberto Carlos in attacco" Questa conversazione, appartenente idealmente a due giovani ragazzi che con i loro joystick si sfidavano alla Play Station qualche decennio fa, nasconde dietro l'antitesi di un uomo, un calciatore straordinario, nato con un piede sinistro da esterno offensivo ed una potenza nelle gambe fuori da ogni possibile immaginazione, ma passato alla storia come terzino, o forse dovremmo dire come uno dei terzini più forti di tutti i tempi Eppure, Roy Hodgson ci aveva provato vedendo quelle qualità a spostare il suo raggio di azione di qualche metro in avanti, ma lui contrariamente a ciò che si potrebbe pensare in quella posizione non rendeva, non gli piaceva, e così la sua avventura all'Inter durò solo un anno Vincerà poi qualunque cosa si possa vincere con la Camiseta Blanca del Real Madrid, scrivendo la storia più e più volte, come quella volta con la maglia del Brasile in cui realizzò uno dei goal più belli della storia, su punizione da 35 metri, con la palla che prende un effetto di un altro pianeta, per conferma basti chiedere a Fabien Barthez "Chissà come mi è uscita Usavo scarpe strette, e di sicuro hanno aiutato Il pallone era molto leggero, e ha aiutato La mia coscia sinistra ha una circonferenza di 64 cm, e anche quello c'entra Però il tiro con le tre dita l'ho provato mille volte, non mi è mai più riuscito" L'onestà e l'umiltà di un uomo vero, le vesti della leggenda Tanti auguri campione, e nel frattempo noi continuiamo a metterti in attacco sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia calcio calciocalciatore ronaldo ilfenomeno terzino terzinosinistro numero3 robertocarlos realmadrid real ilcalcioèdichiloama inter internazionale brasile mondiali

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📌 17 luglio 2005 – Il Teghil si mette a nuovo per EYOF a cui partecipano 2014 atleti provenienti da 48 paesi; l’ultimo oro azzurro porta la firma di un giovane iammatteogalvan 🥇🇮🇹 … sarannofamosi⠀ A MeetingLignano, impresa di ElisaCusma sugli 800m: 2’00”96, minimo per Helsinki2005 e 5° prestazione italiana all-time 🤩; sui 100m ancora una volta oro per ManuelaLevorato⠀ .⠀ .⠀ .⠀ .⠀ .⠀ atleticaspettacolo sport solidarietà atletiazzurri worldchampionships atleticaitaliana running trackandfield training athletics storiedisport champions sportlovers SportEvents fidal sportlife athleticstrack trackandfield athleticpassion

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1 week ago

9 Aprile 1971, Saint-Jean-sur-Richelieu, Quebec, Canada "Mamma, voglio fare il pilota" Dietro una semplice frase, pronunciata con gli occhi lucidi e la spensieratezza che rispecchiano i sogni di un tredicenne, c'è un mondo, un mondo fatto di emozioni, vittorie, tragedie e dolore Si, perché papà Gilles era morto in un incidente durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio appena 2 anni prima, ma ciò non fermò il piccolo Jacques dal voler intraprendere la stessa strada del padre Ma immaginatevi cosa significa per una moglie che perde il marito in pista veder il proprio figlio voler fare lo stesso identico mestiere, seguire la stessa passione che le ha strappato l'uomo della sua vita E immaginatevi cosa significa per un ragazzo di appena 13 anni che ha perso il padre volerne seguire le orme, senza paura alcuna e con una forza caratteriale che molte volte non si vede neanche negli adulti Naturalmente, mamma Joanna fece di tutto per farlo desistere, provando tutte le carte a propria disposizione che esulano da un semplice no "Ti porterò in una pista di kart se prenderai bei voti in matematica" C'è solo una piccola particolarità, ovvero che Jacques non è affatto portato per i numeri, ma con la forza d'animo di un eremita si chiude in casa a studiare, riuscendo ad arrivare laddove la mamma non avrebbe mai pensato sarebbe riuscito Fu un amore puro il suo, iniziato guardando il papà, e venendo poi iscritto dallo zio Jacques Sr, fratello di Gilles, alla famosa e rinomata scuola piloti di Jim Russell "È il miglior allievo che abbia mai avuto" Non ne abbiamo dubbi Jim, perché 48 anni fa nasceva un autentico fuoriclasse Tanti auguri a Jacques Villeneuve, la freccia canadese sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia formula1 formulauno f1 ferrari williamsf1 motori passionemotori pilota automobilismo villeneuve gillesvilleneuve jacquesvilleneuve macchina gara poleposition circuito

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1 week ago

Questa settimana una vera e proprio celebrazione del pugilato attraverso i suoni e le voci, per raccontare un' epoca dove era la radio a trasmettere e descrivere la poesia del ring. Nella puntata di oggi: per la categoria pesi medi al Palazzo dello Sport di Roma incontro tra Emile Griffith e Remo Golfarini; per i pesi mosca Fernando Atzori e lo svizzero Fritz Chervet. Ascoltala su RaiPlay Radio🎙 campionidelring campioni champions rai radio ascolto sport storiedisport atleti pesimedi pesimosca fight fighters pugilato archiviorai ricordo memoria storia rairadio teche raiteche rairadiotechete

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1 week ago

Ieri Alberto Bettiol ha trionfato tra i “Muri” del Giro delle Fiandre, una delle famigerate “Classiche Monumento”. Per lui è stata la prima vittoria in assoluto tra i professionisti, una corsa mitica che potrebbe dare uno slancio decisivo alla sua carriera. Se si parla di Italia e di Fiandre, però, il nome che viene subito in mente non può che essere quello di Fiorenzo Magni. Nato nel 1920 a Vaiano, provincia di Prato, coltiva fin dall’infanzia la passione principale degli italiani nei primi decenni del ‘900, il ciclismo. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ne interrompe la carriera sul nascere e segna un momento determinante della sua vita. Viene arruolato come artigliere, ma ottiene comunque qualche licenza per correre. Una di queste gli evita di salire sulla nave che dovrebbe portare il suo reparto in Albania, se non fosse che affonda senza lasciare superstiti. L’armistizio dell’8 settembre 1943 spacca l’Italia in 2, Fiorenzo Magni resta con i repubblichini. Il 3 gennaio 1944 arriva un episodio che segnerà per certi aspetti anche la sua carriera. È il giorno della “Battaglia di Valibona”, uno dei primi scontri tra fascisti e partigiani. Le cronache daranno Magni sul luogo e dalla parte sbagliata, accusato addirittura di aver ucciso un partigiano. Al processo del 1946, però, in parte verrà scagionato e in parte godrà dell’amnistia Togliatti. In ogni caso, da quel momento ci sarà soltanto il Fiorenzo Magni ciclista, grande campione. Sarà il “terzo uomo”, colui che saprà inserirsi nel leggendario dualismo Coppi-Bartali, vincendo 3 Giri d’Italia e tanto altro. Vince il Giro delle Fiandre nel ‘49,’50 e ‘51, meritandosi il titolo eterno di “Leone delle Fiandre”. Solo altri 5 lo hanno vinto 3 volte, ma nessuno per 3 anni di fila. I fatti della guerra, mai chiariti fino in fondo, gli erano valsi qualche antipatia tra gli appassionati, soprattutto nei primi anni, ma la grandezza del campione rimane sotto gli occhi di tutti. GenteDiSport Sport Ciclismo FiorenzoMagni Magni LeoneDelleFiandre GiroDelleFiandre Fiandre CiclismoItaliano Ciclisti Italia Bici Bicicletta Cycling StorieDiSport RomanzoSportivo

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Una notte unica quella tra il 17 e il 18 aprile 1967: circa 18 milioni di italiani alle 4 del mattino si incollarono alle radioline per seguire la conquista del titolo mondiale dell'italiano Benvenuti sul ring di New York. 🥊 Un incontro storico, quello tra Nino Benvenuti contro Emile Griffith, qui narrato nella radiocronaca di Paolo Valenti. Ascolta la puntata e rivivi insieme a Radio Techete' la notte in cui Benvenuti conquistò il mondo. Su RaiPlay Radio 🎧 ninobenvenuti paolovalenti griffith boxe pugilato sport pesimedi storiedisport storia italia italy champion championship world newyork fight ring fighters april vintage radio webradio campione titolo radiodigitali rairadiotechete raiteche

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8 Aprile 1990, Stadio Atleti Azzurri d'Italia, Bergamo Cosa significano 100 Lire in confronto al calcio dei miliardi? La risposta, logica e immediata, sarebbe niente, ma a volte accadono episodi talmente paradossali da passare totalmente alla storia Il campionato 1989-1990 è uno dei più belli di sempre Da una parte, il Milan degli olandesi guidati da Arrigo Sacchi, dall'altra il Napoli del numero 10, Diego Armando Maradona Ma non è tutto Il calcio italiano era il fiore all'occhiello del movimento europeo, tutti i più grandi campioni sognavano di poter confrontarsi con il nostro campionato Basti pensare che la Fiorentina, dodicesima, giocava la finale di Coppa UEFA, e la Sampdoria quinta vinceva la Coppa delle Coppe Ma torniamo a quella Domenica di 29 anni fa Dopo una guerra punto a punto, a 4 giornate dal termine i rossoneri hanno una sola lunghezza di vantaggio sui partenopei Minuto 75 di gioco, 0-0 sia in Bologna Milan che in Atalanta Napoli, partite totalmente inchiodate con la sensazione che nulla possa cambiare, ma ad un tratto succede qualcosa di clamoroso Dalla gradinata viene lanciata una monetina che colpisce in testa Alemao il quale cade a terra sanguinante In quei casi, come da prassi, scattava il 2 a 0 a tavolino per la squadra danneggiata Ogni tentativo atalantino sarà vano, seppur coadiuvato dal Milan che sostenne il ricorso dei bergamaschi ingaggiando addirittura esperti della lettura labiale che dimostreranno che il massaggiatore Carmando, entrato in soccorso di Alemao, gli disse un eloquente "stai giù" Il Napoli uscì da Bergamo con la vittoria, il Milan pareggiò a Bologna, e l'aggancio in classifica fu quello decisivo per portare lo scudetto sotto al Vesuvio, quello del testa o croce, la testa di Alemao, la croce delle polemiche sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia calcio calciatore seriea scudetto napolicalcio atalanta maradona elpibedeoro alemao milan sacchi calciodiegoarmandomaradona eldiez numero10 ilcalcioèdichiloama

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1 week ago

📌 6 giugno 2004 – A MeetingLignano spiccano le prestazioni delle azzurre 🥇🇮🇹 simoalemarti (14,21m salto triplo - oro e record) e di MargaretMacchiut (13”45 100h), prima al traguardo dopo una lotta spalla a spalla con la favorita Bates.⠀ .⠀ .⠀ .⠀ .⠀ .⠀ atleticaspettacolo sport solidarietà atleticaitaliana emozioniazzurre hurdles triplejump trackandfield training athletics trackgirls storiedisport champions sportlovers SportEvents fidal fidalfvg coni sportlife athleticstrack trackandfield run throw jump 30anniversary athleticpassion

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1 week ago

Un racconto unico di uno sport epico attraverso le radiocronache integrali, le interviste di Domenica Sport e di tutti gli approfondimenti trasmessi in quegli anni su Radio1. Oggi vi proponiamo un documentario di Sandro Ciotti sulla pericolosità della boxe, trasmesso nel 1965. Ascolta la puntata su RaiPlay Radio🎙 campionidelring ring campioni champions sport atleti storiedisport domenicasport radiouno rai radio incontri sandrociotti rairadiotechete raiteche rairadioteche archiviorai radiodigitali

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“Quello che non ti ho mai detto è che anche io qui dietro sono solo. Concentrato solo su di te. Ho centinaia di persone accanto;ma quando tu sali su quella pedana, e attacchi quel passante, non vedo più nessuno.” ph. trifiletti_andrea_ph afondopedanadietrodite lamascheraèdauno amore sport scherma libro racconti parole frasi lettura storiedisport emozioni leggere scrivere morphemaeditrice primolibro spada pensierieparole bambini atleti brani pedana gara maestro assalto allenatore ioete soloperte dietrodite

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7 Aprile 1968, Hockenheim, Germania Accanto alla Parabolika Einfahrt, la secca curva a destra, c'è un bosco di querce e pini che sembra quasi una foresta in miniatura Se vi addentrate al suo interno, accanto ad uno dei molti alberi presenti troverete una piccola croce in pietra, discreta, non dozzinale, che reca solamente una semplice iscrizione, Jim Clark 7-4-1968 Molti di voi non erano ancora nati, noi compresi, molti di voi non sapranno di chi stiamo parlando, ma il compito della storia molte volte è proprio questo, far sì che nessuno venga dimenticato E 51 anni fa, il destino rapiva a soli 32 anni uno dei piloti più forti di tutti i tempi È una domenica fredda pur essendo in Aprile, e sulla famosa pista tedesca si corre la Martini Gold Cup in condizioni atmosferiche instabili, con tratti bagnati alternati a pezzi completamente asciutti Jim Clark, lo Scozzese Volante, aveva una caratteristica che lo rendeva diverso da qualunque altro pilota Quando la sua Lotus non aveva guasti meccanici, lui vinceva In soli 72 Gran Premi disputati trionfò 25 volte, percentuale inferiore oggi solamente ad un certo Michael Schumacher Ma quel giorno, al quinto giro, la sua macchina perde aderenza dopo un rettilineo a 240 km/h Ogni tentativo è vano, la monoposto sfonda la recinzione a bordo pista e colpisce un albero all'altezza dell'abitacolo Per Jim non c'è speranza, muore sul colpo, ma ciò che non muore è il suo ricordo, è l'essere stato considerato come un autentico alieno da tutti i suoi avversari, perché per la morte purtroppo non ci sono campioni sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia formula1 formulauno martini hockenheim hockenheimring granpremio gp poleposition ferrari lotus clark jimclark scozzese scozia senna pilota motori

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1 week ago

A partire dall’8 Aprile per una settimana Radio Techete' dedicherà la sua completa programmazione al mondo della boxe raccontato via radio. 🥊 Gli incontri storici di Nino Benvenuti con Emile Griffith, quelli Cassius Clay e di Carlos Monzon raccontati in diretta dalle voci di Paolo Valenti, Adone Carapezzi, Claudio Ferretti, Italo Gagliano e di altri radiocronisti. Radiocronache integrali, interviste e approfondimenti. Per maggiori informazioni vai su RaiPlay Radio!🎧 storiedisport sport radio rai archiviorai pugilato campionato champions campioni benvenuti griffith cassiusclay monzon radiouno radiodue raiteche rairadiotechete radiodigitali fighter fight webradio aprile

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1 week ago

Esattamente 10 anni fa, il 6 aprile 2009, L’Aquila veniva sconvolta da un terremoto le cui cicatrici sono ancora visibili. La terra si ribellò alle 3.32, nel cuore della notte, quando ci si illude di mettere la vita in standby e si abbassa la guardia. Decine di migliaia di sfollati, diverse centinaia di feriti e più di 300 morti. La vita di una città stravolta in ogni suo aspetto, non può fare eccezione lo sport. A L’Aquila la parola sport riporta subito al rugby. L’Aquila Rugby è stata un’istituzione cittadina, un club glorioso nel panorama nazionale che vanta 5 scudetti. Nei giorni successivi al sisma, la squadra mise a disposizione la propria casa, lo stadio Tommaso Fattori, in cui furono trasferiti alcuni pazienti dell’ospedale San Salvatore, dichiarato inagibile. Nella notte stessa del terremoto, proprio i giocatori dell’Aquila Rugby avevano aiutato a portare fuori dal reparto ortopedia i pazienti impossibilitati a muoversi. Tra i rugbisti in questione Dario Pallotta, che aveva già fatto anche altro, portando in salvo fuori dalle macerie 3 donne. Tutti gesti che fanno l’uomo e lo sportivo, che non hanno bisogno di troppe parole. Ma tra le vittime, tra quelli che nessuno ha potuto salvare, c’era anche un compagno di quei ragazzi. Il pilone Lorenzo Sebastiani aveva 20 anni ed era rimasto a dormire a casa di amici. Aveva fatto parte delle rappresentantive nazionali giovanili, chissà cos’altro gli avrebbe riservato la vita. Ma i disegni del fato spesso non sono negoziabili. A 10 anni da quella notte, la città si accarezza le cicatrici, ricorda le vite spezzate, piange, ma non smette mai di rimboccarsi le maniche. Dispiace che, da questa stagione, tra ciò che non esiste più ci sia anche L’Aquila Rugby, che dopo anni di difficoltà ha interrotto l’attività. Poche settimane dopo, però, è sorta l’Unione Rugby L’Aquila, che ha ricominciato a far vivere la palla ovale in città. Il ciclo della vita che non si ferma, il sogno dello sport che si rigenera continuamente. GenteDiSport Sport Rugby LAquila LAquilaRugby UnioneRugbyLAquila RugbyItaliano PallaOvale Italia TerremotoLAquila TerremotoAquila 6Aprile2009 LorenzoSebastiani Rugbisti StorieDiSport

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1 week ago

6 Aprile 1973, Carrara Senza rete non ce la possiamo immaginare, perché proprio una rete rappresenta l'emblema della sua vita, per quanto poi la vita vera sia fuori da un rettangolo di gioco Ma nonostante questo, proprio non riusciamo a vedercela Eppure "Senza Rete" è il titolo del suo primo libro, quello nato per puro caso vedendo il figlio Carlos in difficoltà sulle sottrazioni, e quello dedicato proprio a lui ed Ines, i suoi due figli, per lasciargli in eredità una storia troppo lunga per essere raccontata in una sola sera, quella della sua vita e dell'amore spasmodico per la pallavolo "Tutto è nato davanti a delle sottrazioni che mio figlio Carlos proprio non riusciva a risolvere: ‘Mamma, sono impossibili non ci riesco’ Lì è scattata la mia voglia di spiegargli che quando ci si impegna e si dà il massimo gli obiettivi si raggiungono” E lei, i suoi obiettivi, li ha raggiunti 5 Campionati, 5 Coppe Nazionali, 3 Supercoppe Italiane, 3 Champions League e 1 Coppa CEV, ma soprattutto l'essere stata una delle palleggiatrici più forti di tutti i tempi, eletta miglior giocatrice in questo ruolo nel corso dei Mondiali 1998 Perché quando si pensa ad una coppia che ha segnato la storia della pallavolo nel corso degli anni, a parte qualche nostalgico che potrebbe citare Mila e Shiro, molti pensano proprio a Francesca Piccinini e Maurizia Cacciatori E proprio quest'ultima spegne oggi le candeline sulla sua torta che ci immaginiamo bianca e tonda come la palla che l'ha resa famosa al mondo Tanti auguri campionessa romanzosportivo sport pallavolo pallavolonelcuore pallavolo🏐 volley mauriziacacciatori cacciatori volleyball italvolley conleazzurre piccinini francescapiccinini storiedisport schiacciatrice azzurre tiebreak cambiopalla primotempo Italia palla modella femminile serieA mondiali nazionale

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1 week ago

E’ domenica, è il 7 giugno del 1970, sono le ore 12 e siamo allo Stadio Jalisco di Guadalajara. Qui si sfideranno i campioni del mondo dell’Inghilterra contro i super-favoriti del Brasile. Il Brasile, quello vero, quello che ha dato un senso a questo a gioco, quello di Pelè. 15 minuti e si scrive la storia: Jairzinho semina con una facilita imbarazzante, il terzino inglese, mette una palla deliziosa in mezzo l’area di rigore. Ad attenderla lui, O Rei, in agguato come un Leone nella Savana. In quel Mondiale, Pelè non saltava, sfidava le leggi della Gravità, voleva umiliare Newton. Impatta la palla in maniera perfetta, come se fosse un video dimostrativo per un manuale di scuola calcio. Sinuoso ma potente. Regale. La palla viene colpita dall’alto verso il basso ed è schiacciata a terra, a pochi metri dalla linea di porta. Serve un miracolo per fermarla. Serve la parata del secolo Banks fluttua nell’area calda e umida messicana, e con un colpo di reni, riesce a deviarla. Un gatto che afferra il topo. Boato del Pubblico e standing ovation. Pelè non si capacità, scuote la testa, e sussurra è impossibile e forse anche un ti odio. Anni dopo dirà, è stata la più bella parata che abbia mai visto. Bobby Moore con l’humor tipico dei sudditi di sua maestà, si rivolge al suo numero 1, esclamando ti stai facendo vecchio Banks, una volta l’avresti bloccata…. L’Inghilterra uscirà ai quarti con la Germania e non bisserà il successo casalingo del 66, ma Banks per gli amanti del calcio avrà sempre un posto speciale. Non ha mai giocato in grossi club, la sua carriera si è sviluppata tra Chesterfield, Leicester e Stoke, anche fa causa di un bruttissimo infortunio ad un occhio. Il suo nome dunque è per sempre legato alla nazionale dei tre Leoni con la quale detiene un record ancora attivo: 721 minuti consecutivi senza subire gol. Un gentiluomo di questo sport, uno di quelli che è riuscito ad imprimere il suo nome nella storia della Coppa del Mondo. Il 12 febbraio è uscito di scena, è riuscito a fermare anche Pelè, ma un maledettissimo Cancro purtroppo non è riuscito a bloccarlo. Buon Viaggio Sir Banks. storiedisport banks gordonbanks england brazil pelè worldcup1970

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1 week ago

5 Aprile 1989, Santiago Bernabeu, Madrid "Questa partita fu quella che ci fece conoscere al mondo" Nessuno conosce una squadra meglio di chi quegli uomini li guida, ed è proprio dalle parole di mister Arrigo Sacchi che vogliamo partire per riavvolgere il nastro, per raccontare non soltanto un match epico, ma un goal meraviglioso da parte di uno dei talenti offensivi più forti di sempre Semifinale di andata di Coppa dei Campioni, Real Madrid Milan E nel narrare cosa avvenne esattamente 30 anni fa non possiamo sottovalutare l'atmosfera legata ai rossoneri L'anno precedente il Profeta di Fusignano, al suo primo anno sulla panchina del Diavolo, aveva riportato lo Scudetto sotto la Madonnina ed il Milan in Coppa dei Campioni dopo il successo contro l'Ajax del 1969 a cui erano seguiti 20 anni di ombra Dopo aver eliminato il Werder Brema, nella strada per la finale c'era da superare una montagna bianca chiamata Real Madrid, la squadra più forte del mondo E l'andata si gioca proprio al Santiago Bernabeu Gli spagnoli si portano in vantaggio con Hugo Sanchez, la reazione dei rossoneri non si fa attendere ma viene annullato un goal regolare a Ruud Gullit Tutto sembra andare per il peggio, fin quando un extraterrestre non atterra sul terreno di gioco Tassotti mette in mezzo dalla destra un pallone teso oltre il dischetto del rigore Marco Van Basten corre verso la palla, e anticipando il difensore esegue una torsione perfetta riuscendo a girare in tuffo la palla di testa verso la porta Il pallone colpisce la traversa ed entra in porta Al ritorno, dopo l'1 a 1 dell'andata, il Milan con una delle partite più belle della storia distrusse il Real per 5 a 0 Quell'anno, il Milan vinse la sua terza Coppa dei Campioni, sotto la guida di Arrigo Sacchi, e sotto i colpi del Cigno di Utrecht sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia milan acmilan championsleague coppadeicampioni realmadrid vanbasten marcovanbasten cignodiutrecht calcio calciocalciatore attaccante attacco goal colpoditesta gullit

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1 week ago

Dal 18 luglio al 2 agosto Roma è stata la Capitale delle piscine mondiali. La manifestazione ha previsto la partecipazione di circa 2560 atleti provenienti da 183 nazioni, che si sono dati battaglia nelle cinque discipline previste, ovvero il nuoto, il nuoto in acque libere, i tuffi, il nuoto sincronizzato e la pallanuoto. Oggi riviviamo insieme il bronzo di Alessia Filippi negli 800 stile libero. Ascolta la puntata su RaiPlay Radio 🎧 alessiafilippi rai rairadiotechete techete archiviorai mondiali nuoto stilelibero archivio raiteche techete vintage storia sport storiedisport radiodigitali webradio roma

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2 weeks ago

4 Aprile 1973, Castel San Pietro Terme “Una volta a Brno feci dormire nel mio camper un biondino, non sapeva dove andare, diceva che ero il suo idolo, che tenerezza Al mattino sono uscito per fare il warm up, lui ronfava Era Valentino, un anno dopo avrebbe esordito in 125” Sembra la classica favola del baby fenomeno che insegue ad occhi aperti i propri sogni e le proprie passioni, elementi puri e sinceri che lo conducono ad idolatrare i propri eroi come mentori e punti di riferimento Ed in effetti stiamo parlando proprio di uno di quei casi Quante volte li avete visti lottare in pista fino all'ultimo giro senza esclusione di colpi, senza mai scorrettezze, anche se l'amicizia forte è un'altra cosa "Tranne Fausto Gresini e Doriano Romboni, non ho avuto altre amicizie vere nel paddock Ho tanta stima di molti e buoni rapporti, però l’amicizia vera quando corri contro è impossibile" Chi ha pronunciato queste parole è lo stesso pilota che detiene attualmente il record come vincitore più giovane del motomondiale nella classe 125, a soli 17 anni e 165 giorni, un pilota che rinunciò al suo numero 65 nell'ultima danza tra i cordoli della sua carriera, Valencia 2011, per correre con quel 58 che il Sic ha reso più grande di ognuno di noi, ma soprattutto un pilota che ha fatto la storia di questo sport e che spegne quest'oggi 46 candeline "Ho chiesto di poter correre col suo numero – il 58 – l’ultima gara a Valencia Ho scoperto una parte di me che non conoscevo Ho avuto paura di correre, di morire La gara più difficile della mia vita” Qualunque cosa succeda, quel numero 58 è immortale Tanti auguri Loris Capirossi, buon compleanno Capirex sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia capirossi loriscapirossi motomondiale 46 valentinorossi46 valentinorossi rossi rossi46 vr vr46 skysportmotogp skyvr46 skyracingteamvr46 ducati borgopanigale capirex

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2 weeks ago

Ogni nazione, ogni popolo, ha una o più lingue, una capitale, un inno, una bandiera, e nel corso della sua storia sviluppa un sistema di governo e giuridico che ne regoli la società, una propria cultura, tradizioni, usi e costumi, tutta una serie di aspetti che finiscono per caratterizzarne l’identità. Uno di questi è la pratica sportiva. Ogni paese ha uno sport nazionale, o magari più di uno, mentre in alcune discipline risulta pressoché inesistente a livello internazionale, almeno finché non passa una Cometa di Halley. C’è un piccolo arcipelago caraibico in cui sono molto praticati cricket e calcio, e dove sono nati campioni dell’atletica leggera come i velocisti Hasely Crawford, oro olimpico nei 100 m a Montreal ‘76, e Ato Boldon, campione del mondo e 4 volte medagliato olimpico. Si tratta di Trinidad e Tobago, la cui bandiera, invece, non ha mai sventolato tra le corsie delle piscine mondiali. Fino al 19 agosto 2004. Atene, Giochi Olimpici, finale dei 200 misti. Il parco partecipanti è di un livello strabiliante. C’è il super favorito Michael Phelps, e basta il nome, aggiungere altro non ha senso. C’è Ryan Lochte, 12 medaglie olimpiche a fine carriera, 6 d’oro. C’è László Cseh, un numero di medaglie internazionali fuori dal mondo. Il podio è cosa loro nei pronostici. Phelps fa subito gara a sé, Cseh e Lochte in lotta dietro. In corsia 2, al fianco dell’ungherese, c’è George Bovell. Ha toccato con gli ultimi a delfino, è risalito un po’ a dorso, a rana si è messo addirittura in linea con chi insegue il Kid di Baltimora. Ci sono gli ultimi 50 a stile libero. Nella volata per il secondo posto la spunta Lochte, che tocca solo 6 centesimi prima di Cseh. Ma tra i 2 giganti si è inserito Bovell, medaglia di bronzo. Incredibile! Era il giorno della Cometa di Halley del nuoto di Trinidad e Tobago. GenteDiSport Sport Nuoto GeorgeBovell Trinidad TrinidadAndTobago Olimpiadi Atene2004 200Misti MichaelPhelps RyanLochte LászlóCseh Swimming Nuotatori StorieDiSport RomanzoSportivo

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2 weeks ago

RoadToShanghai Risale al 2013 l'ultima vittoria Ferrari in Cina, targata Fernando Alonso. Lo spagnolo vince davanti a Raikkonen su Lotus ed Hamilton su Mercedes. La prima vittoria della stagione arriva alla seconda gara. Sembra l'anno buono per battere il binomio irraggiungibile Vettel-Red Bull, ma di lì a poco il Toro si riprenderà e dominerà, regalando a Sebastian il quarto titolo mondiale.

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2 weeks ago

RoadToShanghai Quasi tutti i record di questo sport sono di Michael, ma credo che quello in assoluto più sconcertante sia il numero di vittorie. Incredibile! Io, come pilota, potrei ambire più ai suoi 7 titoli che al numero di vittorie. Sebastian Vettel 1 ottobre 2006. Il RE conquista a Shanghai l'ultima in carriera. La VITTORIA NUMERO 91.

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