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12 hours ago

Nell’Italia fascista il calcio non è un gioco da donne. Il regime pretende di costruire la “nazione sportiva” per arrivare a un popolo guerriero, ma a ciascuno tocca svolgere il suo ruolo. Mentre i maschi si addestrano tra resistenza agli sforzi e contatti fisici, le femmine devono puntare alla grazia e alla fecondità. I loro sport? Ginnastica, atletica e palla al cesto! Oggi la storia è diversa, per fortuna, ma sui campi e nella vita la parità di genere è ancora lontana. Non dobbiamo dimenticarcelo, anche perché il successo di una squadra nazionale può diventare un volano della lotta per i diritti o una scusa per esaltare una pessima idea di patria. Un’immagine tutta al maschile, anche quando “sfrutta” le donne. [Nella foto, alzabandiera a Milano, 1929]. storiaitaliana fascismo storiadellosport storiedisport sportshistory publichistory storiadelledonne storiadigenere 900 novecento fotostoriche historicalpictures ginnastica atletica alzabandiera allacciatilestorie calcio basket

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13 hours ago

«il baskin ti spiazza come una finta di stephcurry. Gli uomini giocano insieme alle donne, i diversamente abili al fianco dei normodotati. Ti aspetti una variante “assistenzialistica” del basket tradizionale, uno sport edulcorato, finisci per capire che l’unico che ha bisogno di assistenza sei tu» Sul numero due di Riflessi un reporter sportivo racconta la sua prima volta da tifoso del Baskin 🏀🏀🏀 Leggi l'articolo completo di ilbazzo e guarda le foto di cla_gagliardini al link in bio 👆🏻 riflessialtri riflessimagazine sportinclusivo sportpertutti cremona storiedisport baskincremona basketinclusivo

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15 hours ago

Repost romanzosportivo_ Mandela and peinard 25 Giugno 1995, Johannesburg, Sudafrica “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di unire la gente. Parla una lingua che tutti capiscono. Lo sport può creare speranza laddove prima c’era solo disperazione" Esattamente 24 anni fa il Sudafrica si svegliava per la prima volta nella sua storia unito sotto un'unica bandiera, senza differenze, colori, discriminazione. E se non conoscete questa storia, mettetevi comodi e leggetela, perché va oltre lo sport. Questa storia mette i brividi, tanto da ispirare Clint Eastwood a raccontarla nel film Invictus. Nelson Mandela, eletto presidente nel 1994, si convinse che ospitare i Mondiali di Rugby del 1995 fosse un'occasione per unire un paese lacerato dal razzismo. Il Rugby era infatti uno sport giocato dai bianchi, ma l'80% della popolazione era nera. L'idea di Madiba parti' proprio da qui Nei mesi che precedevano l'inizio del torneo, incontrò più volte il capitano Francois Pienaar, bianco come 25 giocatori su 26, per alcuni momenti di avvicinamento tra la nazionale ed il popolo nero. "Avete l’opportunità di fare una gran cosa per il Sudafrica, di unire la gente. Ricordate solo questo, che tutti noi, neri o bianchi, siamo con voi" Il mondiale cominciò e il Sudafrica vinse una partita dopo l’altra. Concluse il girone imbattuto per poi arrivare in finale contro gli All Blacks. Quel 24 Giugno, Nelson Mandela scese in campo con la maglietta di Pienaar, accolto dal tripudio di tutto lo stadio. La partita finì in pareggio, ma ai supplementari un drop diede la vittoria al Sudafrica, e fu Mandela a consegnare personalmente il trofeo a Pienaar, dicendogli: "Grazie per tutto quello che avete fatto per il nostro paese" Pienaar rispose: "No, signor presidente, grazie per ciò che quelli come lei hanno fatto per questo paese" Non ci sono altre parole, solo brividi, solo pelle d'oca sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportlife instagram instagramitalia mandela nelsonmandela rugby rugby15 pallaovale mondiale mondiali apartheid razzismo sudafrica notoracism noalrazzismo rugbymeet instar

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16 hours ago

Come nasce una passione (secondo giorno, secondo membro dell'Apricot) Qua in Alta Badia nel 1976. Già si usava il casco che avanti, che sicurezza! Esattamente là dove 10 anni dopo, il Messia Tomba saliva sul suo primo podio in Coppa del Mondo (nelle altre foto originali apricotskiclub è documentata proprio la discesa della Bomba e di Stenmark, quel giorno giù dal podio tutto azzurro). Lasciamo al guru.dello.sci e ad apicio69 raccontare bene come al solito quella mitica giornata del 1986. Noi torniamo al 1976 e al nostro primo giorno sugli sci. Grazie anche a cortina2021 vitadasciclub roadtocortina2021 skiclub skilover skilovers skilove altabadia granrisa dolomiti dolomites skiingdolomites skimountain mountainlover vintagepictures vintagepic laprimavolta skiing skiingskiing🎿 sciarechepassione passioneneve familyski milanocortina2026 skiingwithkids vintageski vintageskiing ricordi familymemories storiedisport

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20 hours ago

Repost romanzosportivo_ • • • • • • 26 Giugno 1968, Milano "Sono cresciuto con il mito di mio padre Cesare Il giorno dell'esordio in prima squadra mi disse: "Bravo figlio mio, oggi hai fatto un primo passo Ti auguro di vincere più di me, e di alzare proprio come me, almeno una volta nella vita, una Coppa dei Campioni da capitano, perché è una sensazione stupenda" Da quel giorno, cercai di migliorarmi sempre per poter diventare un giorno il capitano del mio Milan Quando alzai la Champions con la fascia al braccio a Manchester, pensai immediatamente a lui Finita la partita, presi il cellulare e vidi che c'erano svariati messaggi Tra tutti quei messaggi, il primo era quello di mio padre "Paolo sono orgoglioso di te. Papà" Non mi aveva mai fatto un complimento Era fatto così lui Pensai, se Papà ha perso 2 minuti della sua vita per scrivermi questo, vuol dire che ho fatto veramente qualche cosa di importante Tutta la squadra stava festeggiando, ma in quel momento mi passò davanti tutta la carriera Lasciai i miei compagni, e rimasi seduto per pochi minuti a rileggere e rileggere quel messaggio Avevo raggiunto il sogno di mio Padre, quello di alzare la Champions da capitano proprio come lui È stato sempre il mio esempio È un padre silenzioso, che si faceva capire solo con uno sguardo È stato il mio mito, e continuerà ad esserlo per sempre Se sono diventato quello che sono oggi, il merito è tutto il suo" Di padre in figlio, di campione in campione, a dimostrare ancora una volta di più che l'umanità e i sentimenti sono la componente fondamentale di ogni sport C'è chi compie oggi 51 anni vissuti da bandiera, e chi lo guarda dal cielo, compiacendosi ancora una volta in più del figlio che ha cresciuto Tanti auguri a Paolo Maldini, uno dei più forti terzini della storia, semplicemente il numero 3, anche da papà, anche da lassù sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia maldini paolomaldini terzino difensore cesaremaldini giocatore allenatore difensore capitano calcio calciostoriedicalcio storiadelcalcio

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23 hours ago

26 Giugno 1968, Milano "Sono cresciuto con il mito di mio padre Cesare Il giorno dell'esordio in prima squadra mi disse: "Bravo figlio mio, oggi hai fatto un primo passo Ti auguro di vincere più di me, e di alzare proprio come me, almeno una volta nella vita, una Coppa dei Campioni da capitano, perché è una sensazione stupenda" Da quel giorno, cercai di migliorarmi sempre per poter diventare un giorno il capitano del mio Milan Quando alzai la Champions con la fascia al braccio a Manchester, pensai immediatamente a lui Finita la partita, presi il cellulare e vidi che c'erano svariati messaggi Tra tutti quei messaggi, il primo era quello di mio padre "Paolo sono orgoglioso di te. Papà" Non mi aveva mai fatto un complimento Era fatto così lui Pensai, se Papà ha perso 2 minuti della sua vita per scrivermi questo, vuol dire che ho fatto veramente qualche cosa di importante Tutta la squadra stava festeggiando, ma in quel momento mi passò davanti tutta la carriera Lasciai i miei compagni, e rimasi seduto per pochi minuti a rileggere e rileggere quel messaggio Avevo raggiunto il sogno di mio Padre, quello di alzare la Champions da capitano proprio come lui È stato sempre il mio esempio È un padre silenzioso, che si faceva capire solo con uno sguardo È stato il mio mito, e continuerà ad esserlo per sempre Se sono diventato quello che sono oggi, il merito è tutto il suo" Di padre in figlio, di campione in campione, a dimostrare ancora una volta di più che l'umanità e i sentimenti sono la componente fondamentale di ogni sport C'è chi compie oggi 51 anni vissuti da bandiera, e chi lo guarda dal cielo, compiacendosi ancora una volta in più del figlio che ha cresciuto Tanti auguri a Paolo Maldini, uno dei più forti terzini della storia, semplicemente il numero 3, anche da papà, anche da lassù sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia maldini paolomaldini terzino difensore cesaremaldini giocatore allenatore difensore capitano calcio calciostoriedicalcio storiadelcalcio milan acmilan nazionale

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1 day ago

Repost romanzosportivo_ 25 Giugno 1995, Johannesburg, Sudafrica “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di unire la gente. Parla una lingua che tutti capiscono. Lo sport può creare speranza laddove prima c’era solo disperazione" Esattamente 24 anni fa il Sudafrica si svegliava per la prima volta nella sua storia unito sotto un'unica bandiera, senza differenze, colori, discriminazione. E se non conoscete questa storia, mettetevi comodi e leggetela, perché va oltre lo sport. Questa storia mette i brividi, tanto da ispirare Clint Eastwood a raccontarla nel film Invictus. Nelson Mandela, eletto presidente nel 1994, si convinse che ospitare i Mondiali di Rugby del 1995 fosse un'occasione per unire un paese lacerato dal razzismo. Il Rugby era infatti uno sport giocato dai bianchi, ma l'80% della popolazione era nera. L'idea di Madiba parti' proprio da qui Nei mesi che precedevano l'inizio del torneo, incontrò più volte il capitano Francois Pienaar, bianco come 25 giocatori su 26, per alcuni momenti di avvicinamento tra la nazionale ed il popolo nero. "Avete l’opportunità di fare una gran cosa per il Sudafrica, di unire la gente. Ricordate solo questo, che tutti noi, neri o bianchi, siamo con voi" Il mondiale cominciò e il Sudafrica vinse una partita dopo l’altra. Concluse il girone imbattuto per poi arrivare in finale contro gli All Blacks. Quel 24 Giugno, Nelson Mandela scese in campo con la maglietta di Pienaar, accolto dal tripudio di tutto lo stadio. La partita finì in pareggio, ma ai supplementari un drop diede la vittoria al Sudafrica, e fu Mandela a consegnare personalmente il trofeo a Pienaar, dicendogli: "Grazie per tutto quello che avete fatto per il nostro paese" Pienaar rispose: "No, signor presidente, grazie per ciò che quelli come lei hanno fatto per questo paese" Non ci sono altre parole, solo brividi, solo pelle d'oca sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportlife instagram instagramitalia mandela nelsonmandela rugby rugby15 pallaovale mondiale mondiali apartheid razzismo sudafrica notoracism noalrazzismo rugbymeet instarugby rugbygram

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1 day ago

Marta è un’icona del calcio femminile, miglior realizzatrice della storia dei mondiali con 17 gol, l’ultimo proprio alle nostre azzurre. Eliminata col suo Brasile dalla Francia agli ottavi, a caldo ha lanciato un messaggio che ha lasciato il segno quanto la sua classe. Travolta dalle emozioni, si è rivolta alle bambine e alle ragazze che saranno le calciatrici di domani. “La sopravvivenza del calcio femminile dipende da voi, valorizzatelo. Piangete all’inizio per sorridere alla fine“. Un’ispirazione. È a questo che vi dovete aggrappare anche oggi, ragazze. Perché questo siete: ispirazione. Giocare un ottavo di finale dei mondiali è qualcosa che voi da piccole probabilmente non avevate nemmeno avuto la possibilità di sognare. Da questa estate, grazie a voi, le bambine italiane avranno un sogno in più da spendere. È partita la fase in cui ogni gara è un dentro o fuori, e ci farete vedere quanto bruciante sia il desiderio di allungare ancora questa magia. Montpellier, ore 18. Ottavi di finale. Italia-Cina. Piangere avete già pianto, è tempo di sorridere. GenteDiSport Sport Calcio RagazzeMondiali Italia Nazionale ItaliaCina MondialiFemminili CalcioFemminile Azzurre ForzaAzzurre DareToShine VivoAzzurro WWC2019 NazionaleFemminile Mondiali FIFAWWC FIFAWWC2019 Donne SportFemminile StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 day ago

25 Giugno 1995, Johannesburg, Sudafrica “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di unire la gente Parla una lingua che tutti capiscono Lo sport può creare speranza laddove prima c’era solo disperazione" Esattamente 24 anni fa il Sudafrica si svegliava per la prima volta nella sua storia unito sotto un'unica bandiera, senza differenze, colori, discriminazione E se non conoscete questa storia, mettetevi comodi e leggetela, perché va oltre lo sport Questa storia mette i brividi, tanto da ispirare Clint Eastwood a raccontarla nel film Invictus Nelson Mandela, eletto presidente nel 1994, si convinse che ospitare i Mondiali di Rugby del 1995 fosse un'occasione per unire un paese lacerato dal razzismo Il Rugby era infatti uno sport giocato dai bianchi, ma l'80% della popolazione era nera L'idea di Madiba parti' proprio da qui Nei mesi che precedevano l'inizio del torneo, incontrò più volte il capitano Francois Pienaar, bianco come 25 giocatori su 26, per alcuni momenti di avvicinamento tra la nazionale ed il popolo nero "Avete l’opportunità di fare una gran cosa per il Sudafrica, di unire la gente Ricordate solo questo, che tutti noi, neri o bianchi, siamo con voi" Il mondiale cominciò e il Sudafrica vinse una partita dopo l’altra Concluse il girone imbattuto per poi arrivare in finale contro gli All Blacks Quel 24 Giugno, Nelson Mandela scese in campo con la maglietta di Pienaar, accolto dal tripudio di tutto lo stadio La partita finì in pareggio, ma ai supplementari un drop diede la vittoria al Sudafrica, e fu Mandela a consegnare personalmente il trofeo a Pienaar, dicendogli: "Grazie per tutto quello che avete fatto per il nostro paese" Pienaar rispose: "No, signor presidente, grazie per ciò che quelli come lei hanno fatto per questo paese" Non ci sono altre parole, solo brividi, solo pelle d'oca sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia mandela nelsonmandela rugby rugby15 ovale pallaovale mondiale mondiali apartheid razzismo sudafrica notoracism noalrazzismo 6nazioni seinazioni italrugby

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2 days ago

L’attesa è finita: 20 anni dopo Torino 2006, l’Italia sarà teatro di un’altra edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Milano e Cortina l’hanno spuntata sulle svedesi Stoccolma e Are, e nel 2026 ospiteranno una nuova festa a cinque cerchi. L’assegnazione ogni volta regala quella meravigliosa sensazione del “chissà come sarà” e accende il fuoco ingenuo della fantasia. I ragazzini e le ragazzine che praticano gli sport invernali staranno già sognando di esserci per gareggiare, gli atleti già affermati avranno un nuovo punto di riferimento a lungo termine, negli appassionati italiani cominceranno a riemergere le emozioni delle Olimpiadi già vissute, Cortina 1956 e Roma 1960 per i più grandi, Torino 2006 i più giovani. Chi non c’era o era troppo piccolo può iniziare a immaginare finalmente di assistere e partecipare alla festa. Lo sport è uno stimolo a vivere pienamente la vita, ti fa pensare che valga sempre la pena fare dei sacrifici e credere che verranno ripagati. Le Olimpiadi sono la massima espressione di questa speranza, la possibilità per un’intera nazione di abbracciare il mondo e per farsi abbracciare dal mondo. Un’opportunità di crescere, conoscere, scoprire, aprire le menti e predisporre alla bellezza e all’armonia i cuori. Il campo base è alle spalle, l’avventura è partita. Milano-Cortina 2026. GenteDiSport Sport Olimpiadi GiochiOlimpici MilanoCortina2026 Olympics OlympicsGames OlympicWinterGames OlympicsGames2026 Italia SportItaliano TeamItalia OlimpiadiInvernali GiochiOlimpiciInvernali StorieDiSport RomanzoSportivo

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2 days ago

24 Giugno 1987, Rosario, Argentina "Leo amava i biscotti al cioccolato quando era ragazzo e così gli dissi una una volta: ti darò un biscotto per ogni goal che segnerai Ne segnò 4 e così gli diedi 4 biscotti, poi ne segnò 5 e gliene diedi altri 5 Era basso e non riusciva a colpire la palla di testa ed allora gli dissi: "Ti darò 2 biscotti se mi segni 1 goal con la testa" Leo così prese la palla, scartò tutti i difensori più il portiere, alzò la palla e segnò di testa Leo poi si girò verso di me e disse "Due" L'inizio, più che la fine, molte volte è la parte più bella e poetica di una storia E nonostante le più alte aspettative, come è cominciata l'avventura di Leo Messi in blaugrana è semplicemente da antologia Era il Settembre 2000 quando, appena tredicenne, ottenne un provino con il Barcellona Era alto appena 1 metro e 40 e due anni prima gli era stato diagnosticato un deficit nella produzione di ormoni che ne rallentava la crescita Carlos Rexach, segretario generale del club, rimase estasiato dalle doti di quel ragazzino soprannominato "La Pulga", la Pulce, proprio per la sua altezza, ma il presidente Gaspart non era convinto dell'affare Si arrivò così a Dicembre, quando Horacio Gaggioli, rappresentante spagnolo del giocatore, in una caffetteria di Barcellona minacciò Rexach di offrire il giocatore al Real Madrid Rexach era innamorato di quel funambolo mancino, e non se lo volle far scappare Presero un tovagliolo "Io, Charly Rexach, in presenza di Horacio Gaggioli e Josep Maria Minguella, sono d’accordo all’assunzione di Lionel Messi alle condizioni concordate nonostante il disaccordo interno del club" Quel tovagliolo è ancora oggi conservato in una teca, in quanto venne reso ufficiale da un notaio una settimana dopo Il resto è scritto nella storia del calcio Tanti auguri Leo sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia messi leomessi argentina tovagliolo gaggioli calcio calciatore pulce pulga numero10 barcellona barcelona liga storiedicalcio lapulga copaamerica

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3 days ago

"DER BOXER" è un monologo teatrale che racconta la storia di Johann "Rukeli" Trollmann, il pugile Sinti che sfidò il nazismo. Una grande storia di sport, di passione, di umanità, dolce e tremenda insieme. Disponibile per la stagione 2019-2020 per teatri e matinée scolastici in tutta Italia. ➡️Per informazioni: info teatrotabasco.com www.teatrotabasco.com www.michelevargiu.com teatro monologo spettacolo johanntrollmann boxe teatroesport teatroscuola stagione20192020 spettacolo michelevargiu elvalutza DERBOXER stagioneteatrale distribuzione memoria sport storiedisport storiediboxe teatrodinarrazione narrazione storytelling

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3 days ago

✖️ Fenomeno Pete ✖️ ~ "Quando vedremo un ragazzino con i capelli arruffati e i calzettoni che gli calano che tira un pallone su un campetto avvolto nella semioscurità o nel cortile di casa quando tutti gli altri sono già andati via, ci ricorderemo di Pete" ~ Pete "Pistol" Maravich è stato uno dei giocatori più forti e fondamentali per la storia del Basket americano. All'Università in tre anni Pete segna 44,2 punti a partita senza il tiro da 3. E in Nba ci resta 11 anni in cui incanta il pubblico con le sue giocate, pur non vincendo nulla. Non male per uno a cui mancava un'arteria coronarica, soprattutto perché fu rivelato dall'analisi post morte, a soli 41 anni. ~ Ciao Pete ~ petemaravich pistolpetemaravich basket basketitaly basketitaliano italiabasketball storiedisport sportstories sfide campioni nbaitalia lagiornatatipo basketballforlife nbareligion ilfattoquotidiano iogiocopulito blogger bloggeritalia streetbasket legabasket

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3 days ago

23 Giugno 1972, Marsiglia, Francia "Non è una leggenda la storia che vuole che io mettessi un cappellaccio da pescatore per andare a giocare con gli immigrati, anche se l'ho fatto soltanto un paio di volte A spingermi era il mio compagno di squadra Edgar Davids Lui ci andava matto, lo faceva molto spesso Prendeva la macchina e quando vedeva qualcuno giocare in un parcheggio si fermava per aggregarsi Mi diceva sempre: "E' per loro che dobbiamo giocare, sono queste le partite importanti" E io gli dicevo: "Ok, ma abbiamo gli allenamenti, apparteniamo a un club di alto livello, non possiamo rischiare di infortunarci" Allo stesso tempo, però, lo ammiravo, perché era in grado di fare delle cose del genere" Un professionista riconosciuto ed economicamente molto molto agiato che vuole convincere un compagno di squadra con le stigmate da fuoriclasse e le porte di una carriera meravigliosa spalancate avanti a sé Lo vuole convincere che il calcio debba essere giocato per persone nullatenenti che tirano due calci ad un pallone in un parcheggio e non per i soldi, la fama, la gloria È semplicemente una delle immagini più belle che lo sport possa dare In questo caso, l'appello di Edgar Davids fece breccia nel cuore di chi non si è mai dimenticato le proprie origini, di quella povertà propria della regione della Cabilia, Algeria Settentrionale, dalla quale provengono sia il padre che la madre Il resto, è scritto nella storia del calcio Trequartista dai piedi fatati, visione di gioco, progressione, tecnica sopraffina, fiuto del goal Forte fisicamente, forte di testa, forte con la testa, ma questa è un'altra storia Tanti auguri a Zinedine Zidane, uno dei giocatori più forti di sempre Joyeux anniversaire Zizou • sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia calcio calciocalciatore calciatori numero10 manodedios pallonedoro fantacalcio storiedicalcio zinedine zinedinezidane zidane championsleague

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4 days ago

Una a 16 anni stampa un salto da 6,64 m ai campionati italiani allievi, miglior misura stagionale under 20 al mondo e record italiano di categoria; l’altra a 14 anni fa 30”13 nei 50 rana al Settecolli, record italiano assoluto e addirittura terzo tempo mondiale stagionale. Siamo su livelli di eccellenza internazionale, ma per fortuna le reazioni delle 2 ragazze sono comunque quelle di 2 adolescenti che si divertono e si fanno travolgere dalle emozioni. Larissa Iapichino esulta correndo e saltando con le mani sul volto, poi ai microfoni quasi non sa cosa dire, e da sedicenne parla di scuola sfoderando un sorriso splendido e l’accento toscano. Benedetta Pilato è già tra i grandi, si muove in piscina tra Peaty, Paltrinieri, Pellegrini e Hosszu, eppure ha l’età di chi ha appena terminato le scuole medie. Visto il tempo non trattiene le lacrime, una gioia senza argini. Larissa è figlia di Fiona May, e basta il nome; Benedetta tra un mese sarà al suo primo mondiale, esordio ancor più precoce della Divina Pellegrini. Tutto fa temere che le pressioni possano essere troppe, ma l’augurio è che loro e chi sta vicino vivano tutto fregandosene e continuando soltanto a divertirsi. Per il resto ci sarà tempo. Vivete il vostro sport “con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Intanto grandissime! GenteDiSport Sport Atletica Nuoto LarissaIapichino BenedettaPilato Italia AtleticaLeggera TrackAndField Swimming SaltoInLungo 50Rana Rana AtleticaItaliana NuotoItaliano SportItaliano Allievi2019 Settecolli Settecolli2019 StorieDiSport RomanzoSportivo

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4 days ago

Pietro e Felice a distanza di qualche anno si sono ritrovati, del resto quella dei ciclisti è una grande famiglia e prima o poi ci si reincontra.Pietro quando racconta non è un fiume in piena è piuttosto una goccia dopo l'altra che scava la roccia, la pietra appuntoPietro custodisce tanti oggetti, molte storie infiniti ricordi ma ce ne sono due che lo fanno vibrare, quando toccò la sella di bartali e quando ascoltava alla radio Raschi Bruno, non a caso il divino amava dire: Ricordare è vivere. bibliotecadelciclista ciclismo bicicletta libridisport cycling storiedisport cyclinglife valdichiana montesansavino gimondi

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4 days ago

Il più grande intellettuale della storia argentina, Jorge Luis Borges, considerava tra i propri maestri Macedonio Fernandez, autore suo connazionale semisconosciuto. Era un pensatore eccentrico e geniale, come è facile intuire dalle sue opere. Il suo “Museo del romanzo della Eterna. Primo romanzo bello”, per esempio, è composto da un susseguirsi di prologhi che dovrebbero introdurre il romanzo vero e proprio, ma che poi lui non scrive, demandando a qualche autore futuro il compito di farlo. Sembra questa la cifra della carriera di Juan Martín Del Potro. Un susseguirsi di infortuni, tempi più o meno lunghi di recupero, attese, rientri emozionanti, crescita, speranze, exploit leggendari e poi un nuovo infortunio a far ripartire la catena. Proprio come per Macedonio a contare era il pensiero, non la parola scritta, così per i sostenitori di Delpo pare che l’importante sia il sentimento, non più la vittoria, nemmeno il tennis. Non esiste tennista al mondo amato quanto Del Potro, nemmeno Federer, che è il più venerato. Il gigante argentino ha la figura di chi non sembra poter essere scalfito, la “Torre di Tandil” lo chiamano, e un dritto paragonato al martello di Thor. Eppure questa potenza si è dovuta piegare ad una amara sceneggiatura. Ieri Del Potro ha postato un video in cui raccontava della nuova rottura della rotula e dell’ennesimo intervento. Mentre la voce andava in frantumi, emergevano umani dubbi sul ritorno in campo. Ma la sua storia non può finire così. Non importa quanti prologhi si susseguiranno, sarà lui a concludere il romanzo, non qualcun altro. Delpo non è un giocatore, è un moto dell'anima. Potrà non reggersi in piedi, ma finché starà in campo saremo lì con lui. GenteDiSport Sport Tennis Delpo DelPotro JuanMartinDelPotro Argentina LaTorreDeTandil AnimoDelpo VamosDelpo MacedonioFernandez InstaTennis TennisAddict StorieDiSport RomanzoSportivo

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4 days ago

22 Giugno 1986, Città del Messico, Messico Se a piedi divini si unisce una mano anch'essa presunta tale, allora il mondo del calcio si ferma, inerme, a contemplare il giocatore più forte di tutti i tempi Sembrava l'avesse colpita di testa, alzando il pugno così da accrescere la propria altezza di quanto bastava per anticipare l'estremo difensore inglese, ingannando non solo l'arbitro, ma il mondo intero, depositando in porta la rete più contestata della storia del Futbol Sia chiaro, non siamo qui oggi ad esaltare un gesto antisportivo, contro l'etica dello sport e profondamente incorretto per quanto subdolo Siamo semplicemente meri cronisti di una delle giornate più controverse della storia del calcio Perché lo si può criticare, ci si può distaccare dall'accaduto, che dovrebbe essere lontano dalla professionalità di un campione come lui, come tante altre cose della sua vita, ma Diego Armando Maradona è lo stesso fenomeno che 5 minuti dopo aver segnato con la "Mano de Dios" prende palla prima di centrocampo, se ne va in mezzo a due con una veronica, avanza verso la porta, salta altri due difensori inglesi, dribbla anche il portiere e segna quello che per tutti è il goal più bello di sempre Esattamente 33 anni fa, El Pibe de Oro scriveva il suo nome una volta di più nella storia dello sport, con una doppietta nei quarti di finale contro l'Inghilterra che valse poi la Coppa del Mondo per l'Albiceleste Da una parte, il goal del secolo, dall'altra, la "Mano de Dios", lati opposti dello stesso profeta del calcio che risponde al nome di Diego Armando Maradona sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia calcio calciocalciatore calciatori numero10 maradona elpibedeoro pibedeoro mondiali mondiale manodedios pallonedoro fantacalcio storiedicalcio lamanodedios inghilterra argentina

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5 days ago

✖️ Prequel, prima del professionismo ✖️ ~ Grazie a Internet e a i social network ormai sappiamo tutto della carriera di un giocatore. Ma prima di diventare un professionista, c'era un ragazzo che sognava e "combatteva" per diventare un calciatore. ~ Su IOGIOCOPULITO.IT Inauguriamo la nostra nuova rubrica prequel con l'intervista a Nicola Amoruso ~ giornalismosportivo ilfattoquotidiano nickamoruso nicolaamoruso juventus reggina parmacalcio perugiacalcio padovacalcio napoli seriea operazionenostalgia calciatori calciatoripanini professionismo passionecalcio leganazionaledilettanti calcioamatoriale iogiocopulito storiedisport sfide intervista lockerroom settoregiovanile

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5 days ago

Nella notte è andata in scena quella che può essere considerata la fabbrica dei sogni dell’NBA. Ogni anno il Draft accende la fantasia dei tifosi e segna una svolta nella vita dei ragazzi che vengono scelti, che si trasformano in milionari in una notte. Alla numero 1 i New Orleans Pelicans hanno scelto Zion Williamson, che pare un predestinato, ma si sta già fantasticando su chi deluderà e chi sarà la “Steal of the Draft”, il classico colpo a sorpresa. Nella storia c’è anche chi non solo non ha fatto in tempo a scoprire che status avrebbe raggiunto nella lega, ma non ha avuto nemmeno il tempo di godersi le fantasie. Nell’ottobre 1986 la presidenza Reagan varò l’”Anti-Drug Abuse Act”, una guerra all’abuso di droghe. Qualche mese prima, c’era stato un episodio che di fatto aveva accelerato quel provvedimento. Al Draft in cui ben più avanti verrà chiamata gente come Arvydas Sabonis, Dennis Rodman e Drazen Petrovic, con la 2^ scelta i Boston Celtics pescano Len Bias, figlio del Maryland. Quelli sono i Celtics freschi di titolo di Larry Bird, “The Legend”, che apprezza il giovane e si prepara a svezzarlo. Bias ha qualità straordinarie in elevazione ed è un gran realizzatore, già ci sono i paragoni con Michael Jordan, in NBA da soli 2 anni. Bias è felice, ovviamente. Troppo. Durerà 24 ore. Il 17 giugno 1986 va in scena il Draft, la notte successiva Len fa festa con gli amici, ma le loro feste hanno limiti troppo labili. Un’overdose di cocaina ne interrompe subito il sogno. La morte di Len Bias sconvolge l’America e sconvolge la lega, dove anche il Commissioner David Stern usa il pugno di ferro per contrastare una piaga che inizia a far troppo spesso capolino tra i giocatori. Len Bias intanto se n’è andato, rimane il più tragico “What if” della storia dei Draft. GenteDiSport Sport Basket LenBias Bias NBA Draft DraftNBA DraftNBA2019 StatiUniti USA AmericanBasketball Pallacanestro StorieDiSport RomanzoSportivo

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5 days ago

21 Giugno 1970, Città del Messico, Messico Dopo "El Partido del Siglo", la partita del secolo, tutto sembrava in qualche modo già scritto, un film dal copione facilmente deducibile Dopo quel vantaggio buttato via al 92esimo minuto e 30 secondi dei tempi regolamentari seguito dal goal tedesco nel primo tempo supplementare, le reti di Burgnich, Riva e Rivera sembravano aver indirizzato il Mondiale di Messico 70 verso il nostro tricolore a seguito di una delle vittorie più incredibili di tutti i tempi Tuttavia, non avevamo fatto i conti con quattro lettere che da sole compongono e dipingono una leggenda del calcio come Pelé Ancora una volta città del Messico, ancora una volta Stadio Azteca, ancora una volta più di 100000 spettatori sugli spalti Dopo un primo tempo piuttosto equilibrato, con Boninsegna che in maniera rocambolesca riuscì a pareggiare la rete di testa del numero 10, nel secondo tempo il calcio verdeoro prese il sopravvento, dimostrando un divario tecnico purtroppo difficilmente colmabile Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto fissarono il punteggio addirittura sul 4 a 1, risultato che non lasciò spazio ad alcuna discussione Esattamente 49 anni fa, il Brasile vinse la sua terza stella, nonostante le stelle sembravano essere dalla nostra parte In realtà, le stelle erano con Pelé, uno dei giocatori più forti nella storia del calcio, scrivendo nel grande firmamento il nome di O'Rey sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife Roma instagramitalia pele brasile mondiali nike adidas sneakers championsleague europaleague seriea fantacalcio calcio calcioformazione bomber samba ginga

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6 days ago

20 Giugno 1980, Montreal, Canada Al contrario di quanto si possa immaginare in qualche modo dal nome, Roberto Duran non è italiano, bensì panamense, e se ce ne fosse anche il minimo dubbio, basterebbe ricordarsi il suo soprannome sul ring, "Manos de Piedra", per scacciare ogni sospetto Le ragioni di questo appellativo si potrebbero chiedere in maniera retorica a molti pugili, tuttavia in questo caso a rispondere in prima persona dovrebbe essere Sugar Ray Leonard, anche se non siamo sicuri che quel giorno di 39 anni fa sia ancora un qualcosa di completamente superato nella sua carriera Erano i pugili del momento, erano ciò che serviva al mondo della boxe nel post-Ali, erano lo spettacolo che gli appassionati desideravano, ed è stato infatti l'incontro con il record di incassi fino a quel giorno Da una parte Roberto Duran, campione assoluto dei pesi leggeri sotto la luce dei riflettori da ben 8 anni, dall'altra la leggenda di Sugar Ray Leonard, campione Olimpico 1976 proprio a Montreal, che non a caso fu scelta come sede dell'incontro Dopo 15 lunghissime riprese, "Manos de Piedra" sconfisse Sugar Ray con verdetto unanime, anche se ci furono non poche polemiche La rivincita non tardò ad arrivare, e pochi mesi dopo il pugile americano ebbe la sua vendetta in quella che ancora oggi è ricordata come la "No Mas Fight", perché sembra che dopo 8 riprese Duran pronunciò la frase "No Mas" in quanto non più disposto a subire i colpi del nemico In ogni caso, esattamente 39 anni fa cadeva Sugar Ray Leonard, sotto ai colpi duri di un uomo diventato leggenda, un uomo con le mani di pietra storiedisport sport sportivo boxe box boxeur pugilato prepugilistica romanzosportivo atleta nike ring

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1 week ago

19 Giugno 1978, Wurzburg, Germania Siamo nell'estate del 1997 quando Michael Jordan, Scottie Pippen e Charles Barkley sono in tour in Europa per un evento che ad un certo punto fa tappa in un paesino della Germania Scottie all'epoca era considerato uno dei migliori difensori al mondo, e proprio quel giorno gli viene affidato un ragazzino biondo che tuttavia lo fa semplicemente impazzire, segnando 25 punti nel solo primo tempo Durante l'intervallo, i due compagni di avventura rincuorano Scottie "Sei o no il miglior difensore al mondo? Avanti, forza un po', marcalo più stretto, alla fine è solo un ragazzino" Scottie rientra in campo motivato dalle parole di Mick e Charles, ma non c'è niente da fare, quel ragazzino tedesco continua a segnare senza interruzioni Saranno 52 al termine del match, con una schiacciata nel finale in testa a Barkley A partita finita, Charles non crede ancora a ciò che aveva visto, e prova a portare quel biondino in America "Scusami ma tu chi sei?" "Mi chiamo Dirk Nowitzki" "Bene Dirk Nowitzki, fai le valigie, perché il tuo futuro è in America" "Mi dispiace, ma non posso, devo fare il militare" "Il militare? Mi prendi in giro? Non devi fare proprio un bel niente se giochi così a pallacanestro" Neanche il tempo di finire questa frase, che Charles Barkley alza il telefono e chiama la Nike "Ehi sono Charles, ascoltatemi Sono in Germania e penso di aver trovato un fenomeno Vorrei portarlo al College di Auburn, dovete dargli tutto, qualsiasi cosa vi chieda Si chiama Dirk Nowitzki" Quel ragazzo rimase, contrariamente al volere di Sir Charles, un altro anno in Germania per il servizio militare L'anno seguente, fu chiamato con la nona scelta dai Bucks per essere poi girato ai Dallas Mavericks Il resto lo conosciamo bene, perché è la storia di un europeo che diventa leggenda tra gli americani Tanti auguri Dirk sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport romanzo igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia nba nbaallstar nbalegends nbamemories nbaitalia basketball basket pallacanestro Dirk germaniasport germania nike

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1 week ago

🎯🇮🇹🇮🇹SETTEROSA - STORIE DI SPORT: L'ISTINTO🇮🇹🇮🇹 Ai Giochi Olimpici di Atene 2004 le azzurre non giocarono benissimo pur essendo più forti della Grecia. Hanno rischiato di perdere una medaglia che inseguivano da anni. Non era la prima volta che disputavano partite al cardiopalma. Era il loro marchio di fabbrica. Un modo per tenere sulle corde i tifosi incollati alla TV. Ovviamente per rendere la partita ancora più interessante, le azzurre arrivarono ai tempi supplementari portando scompiglio al palinsesto della RAI. Infatti il TG2 lasciò spazio alla legenda del Setterosa e gli spettatori aumentarono da 3.600.000 a 5.200.000 con uno share del 47%: un record per una disciplina minore. Il goal decisivo fu segnato da Melania Grego. Il suo punto di forza è sempre stato mantenere la lucidità anche nei momenti difficili di alta tensione dove la stanchezza comincia a farsi sentire. Non c'è tempo per pensare ma ci si affida all'istinto di eseguire un gesto provato migliaia di volte. L'azzurra intervistata al termine della partita da un giornalista, dichiarò che non si ricordava già nulla di quel goal. Era così in trance agonistica che ricevuta la palla è andata in automatico a fare l'unica cosa possibile in quella situazione. Tantissimi auguri alla grande Melania Grego👀🐯💗 storiedisport storiedidonne occhiditigre setterosa 7rosa (foto Claudio Scaccini Fonte intervista La repubblica 26 Agosto 2004) instagramers pallanuotocemminile waterpolo pallanuotoitalia istinto atene2004 blog storiesportive

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1 week ago

Voi eravate lì, bastava soltanto volgere lo sguardo, predisporsi a una nuova avventura, aver voglia di stupirsi e farsi contagiare. Siete un moto d’entusiasmo di cui si sentiva il bisogno. Siete la storia più coinvolgente di questo giugno 2019. Siete nuova fonte d’ispirazione. Siete il Big Bang che stavamo aspettando. Stasera Italia-Brasile. Per il primo posto, per continuare a stare insieme. GenteDiSport Sport Calcio RagazzeMondiali Italia Nazionale ItaliaBrasile MondialiFemminili CalcioFemminile Azzurre ForzaAzzurre DareToShine VivoAzzurro WWC2019 NazionaleFemminile Mondiali FIFAWWC FIFAWWC2019 Donne SportFemminile StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 week ago

"Tutti dicono che il Ring (Nurburgring) è il loro circuito preferito, ma lo dicono davanti al caminetto di casa. Quando ci corri, non vedi l’ora che sia finito. Spesso, dopo un giro al Ring, penso: “Dio, ti ringrazio che è fatta!” ~ Paolo Marcacci ci racconta Jackie Stewart, l'anello di congiunzione tra i "corridori" del passato e i "piloti" dell'era moderna. ~ nurburgring formula1 jackiestewart formulauno f1 storiedisport sfide iogiocopulito storytelling granpremio motori ilfattoquotidiano racing leggende fia lauda hamilton gpmonza race f12019 A CURA DI PAOLO MARCACCI

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1 week ago

🎯SETTEROSA - STORIE DI SPORT: LA CREATIVITA' Le avversarie storiche della nazionale di pallanuoto, come australiane, americane, ungheresi e russe, sono sempre state fisicamente più potenti. Questo non vuol dire che un'atleta alta 160cm non possa praticare la disciplina più faticosa tra tutti gli sport e che ama con tutta se stessa. Antonella DI Giacinto, atleta storica del Setterosa, ha sfruttato la sua creatività per compensare la differenza di potenza fisica, inventandosi tiri particolari per adattare il suo essere destra dalla posizione di mancina. Tantissimi auguri a un super atleta azzurra Auguri Anto💟💗👀🐯 storiedisport storiedidonne occhiditigre setterosa 7rosa antonelladigiacinto instabooks blog pallauotofemminile waterpolo pallanuotoitaliana nazionalepallanuoto pallanuotogirls storiesportive mentalitavincente coaching pallanuoto worldwaterpolo creativita

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1 week ago

18 Giugno 1946, San Canzian d'Isonzo "Quando parlavo io nello spogliatoio tra il primo e il secondo tempo, non volevo che parlasse nessuno, perché avevo già poco tempo per dare indicazioni alla squadra e non volevo lo si sprecasse inutilmente Una volta, quando allenavo il Real Madrid, ero in piedi a parlare davanti ai giocatori seduti che ascoltavano in silenzio, quando ad un certo punto si alza un giocatore Era un giovane, e mi dice “No, io penso che dovremmo fare invece questo, questo e questo…” Così mi sono avvicinato a questo giocatore, mi sono tolto la giacca e gliel’ho data, poi ho detto alla squadra “Avete un nuovo allenatore” e sono uscito dallo spogliatoio… Quel giocatore tra l’altro l’avevo fatto prendere io Aveva 20 anni, era Clarence Seedorf…” Carattere, disciplina, rigore morale, in due sole parole, Fabio Capello Professionista esemplare, allenatore duttile, ma soprattutto uomo capace di portare la cosiddetta mentalità vincente ovunque mettesse piede Sarà capace di vincere 4 Scudetti, 3 Supercoppe Italiane, una Coppa dei Campioni ed una Supercoppa Europea in appena 5 stagioni con il Milan, oltre a 2 Scudetti con il Real Madrid ed uno, storico, un giorno prima del suo 55esimo compleanno con la Roma di Franco Sensi A volte, dietro un apparente carattere burbero può celarsi una profonda umanità, una notevole comprensione, una sorta di spirito paterno E Capello per alcuni giocatori è stato proprio questo, non solo un uomo che gli ha insegnato a vincere, ma ancor più importante, un uomo che gli ha insegnato la vita, rappresentando un prototipo di guida tecnica e umana che oggi sta purtroppo scomparendo Tanti auguri ad uno degli allenatori italiani più forti e vincenti di sempre, buon compleanno Don Fabio sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife Roma milan spagna realmadrid nike adidas sneakers juventus ligaspagnola championsleague europaleague seriea fantacalcio calcio calcioformazione bomber asroma

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1 week ago

Una sera troppo calda e qualcuno arriva e c'è un regalo: ci sono i tuoi scarpini dell'esordio in Nazionale e ora questi, le storie che partono dai piedi. Il fine stagione in riva al mare, tra un abbraccio e un arrivederci. futsal storiedisport Articolo completo al link ➡ https:www.anygivensunday.it/home/2019/06/gli-scarpini/

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1 week ago

🇮🇹 Italia – Germania: una storia di calcio senza tempo 🇩🇪 ~ Il 17 Giugno 1970 si giocava la Partita del Secolo tra Italia e Germania. Una sfida che nella storia ha segnato epoche diverse ma sempre con lo stesso ardore e rivalità. ~ 🇩🇪 Da una parte, loro: freddi, determinati, metodici, disciplinati, organizzati, granitici, regolari, noiosi. Insomma, tedeschi. Non producono capolavori, ma solide certezze, sebbene si vestano in modo discutibile. ~ 🇮🇹 Dall’altra, noi: passionali, istrionici, creativi, fantasiosi, folli, istintivi, estrosi, eleganti. Italiani. Scintille di genio che si accendono e producono cortocircuiti. Risultato: il sistema operativo teutonico in tilt. Si, perché loro spesso, sono più forti. Noi, però, siamo sempre più bravi. Lo dice la storia. ~ ✖️ SU IOGIOCOPULITO.IT Ripercorriamo tutta la storia in quattro capitoli ✖️ ~ italiagermania2006 italiagermania italiagermania🇮🇹🇩🇪 calcio storiedisport sportivi sportlife sportstories sfide partitadelsecolo rivera 17giugno gigiriva paolorossi campionidelmondo2006 francescototti delpiero ilfattoquotidiano azzurri forzaazzurri partita campioni germaniaitalia

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1 week ago

Ci sono momenti storici in cui le diverse componenti di un determinato movimento sportivo sembrano magicamente contagiarsi l’una con l’altra. In realtà dietro c’è del lavoro che parte da lontano, dalle federazioni, dalle strutture, dai tecnici, dalla promozione e diffusione di una disciplina. Ma un altro aspetto è fondamentale, l’ispirazione. È questa a generare il contagio. È questa a poter fare la differenza. Nel tennis italiano al femminile è successo recentemente con la generazione d’oro di Schiavone, Pennetta, Vinci, Errani; adesso sembra poter essere il momento degli uomini. Fognini è ad alti livelli da anni e in questa stagione ha fatto il salto definitivo: top 10 e Master 1000 di Montecarlo. Lo scorso anno Cecchinato si è spinto fino alla semi del Roland Garros. Ma c’è un ragazzone romano di 23 anni che sembra poter regalare un lungo viaggio tra le stelle più brillanti. Matteo Berrettini ha già dimostrato di essere molto competitivo su tutte le superfici, rarità nel panorama italiano. Ieri ha vinto il suo terzo torneo Atp sull’erba di Stoccarda. Ha vissuto una settimana fantascientifica, non concedendo nemmeno un set agli avversari e non perdendo nessuno dei suoi 50 turni al servizio. Matteo ha un punto di forza importante nella combinazione servizio-dritto, un rovescio in continuo miglioramento e un gioco a rete rispettabilissimo. Ma quello che impressiona di più è la forza mentale mostrata, la costante presenza dentro la partita, in qualsiasi momento, dote non molto comune nei giovani. Sembra avere la testa sulle spalle dei bravi ragazzi di una volta, un personaggio che può rappresentare una grande risorsa per il tennis e per lo sport azzurro in generale, un’ispirazione appunto. Oggi è numero 22 del mondo, ma la sensazione è che possa essere soltanto l’inizio. Teniamolo d’occhio e accompagniamolo. GenteDiSport Sport Tennis MatteoBerrettini Berrettini Italia TennisItaliano TennistiItaliani SportItaliano ItaliaTeam TeamItalia InstaTennis TennisAddict StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 week ago

17 Giugno 1970, Stadio Azteca, Città del Messico, Messico Ci sono momenti che, anche a distanza di anni, resteranno indelebili nella storia dello sport, ed uno di questi avveniva esattamente 49 anni fa in quella che, ancora oggi, è ricordata come "El Partido del Siglo", la partita del secolo 16 ora locale, mezzanotte ora italiana, caldo torrido e afoso che non ferma la passione dei 102mila sugli spalti Nella monumentale struttura di Città del Messico va in scena Italia Germania dell'Ovest, semifinale dei Mondiali, raccontata dalla storica voce di Nando Martellini La successione degli eventi è semplicemente da antologia Dopo 8 minuti Boninsegna porta in vantaggio gli azzurri Il muro italiano dura fino ad oltre i 90 minuti di gioco, ma il difensore Schnellinger gela la nostra penisola al minuto 92 e 30 secondi Si va ai supplementari, e Franz Beckenbauer, il Kaiser, rimane in campo nonostante una lussazione alla spalla e una vistosa fasciatura È battaglia vera l'Italia è sotto shock, e subisce subito il 2 a 1 Proprio quando sembra finita, Tarcisio Burgnich, roccioso difensore friulano, pareggia i conti sul 2 a 2 Alla fine del primo tempo supplementare, è la leggenda di Gigi Riva a scrivere 3 a 2 sul tabellino Secondo tempo supplementare, la stanchezza irrompe come un fiume in piena, e su un calcio d'angolo è Rivera a commettere un errore fatale permettendo a Muller di segnare, è una partita incredibile, 3 a 3 Ma quando tutto sembra finito, proprio lui, Gianni Rivera, si fa perdonare insaccando il 4 a 3 che vale la finale 7 goal totali, di cui 5 nei supplementari Semplicemente, la partita più bella forse del ventesimo secolo sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife Roma instagramitalia germania mondiale nike adidas sneakers uefa nazionale seriea fantacalcio calcio calcioformazione bomber azzurri

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1 week ago

✖️ Chuck, il "Sanguinolento di Bayonne" ✖️ ~ "Secondo una stima che ha sempre rivendicato e che è difficile da confutare, sulla pelle del suo viso sono stati praticati 329 punti di sutura in tutto. Valli a ritrovare, Chuck, ora, i tuoi veri connotati." ~ paolo_marcacci ci racconta la storia di Chuck Wepner, il vero Rocky Balboa. ~ chuckwepner pugilato pugilatoitaliano rockybalboa rocky ilfattoquotidiano giornalismosportivo ali matchpoint fight fighter iogiocopulito pugili pugile storiedisport sportstories storytelling sportlife leggende campioni storieincredibili sfide buffaracconta rocky4 mohammedali mma boxe boxeurdesrues

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1 week ago

16 Giugno 1942, Brescia "Sa, signor notaio, mio figlio comincia a farmi pressioni Ha ora 18 anni, ha una passione evidente per le corse, ma non lo so Lo vorrei ragioniere, è una carriera molto più sicura, senza pericoli Però non vorrei essere troppo severo, non vorrei privarlo di percorrere la strada che più ama, quella in sella ad una motocicletta" Così Aurelio Agostini, quando il figlio Giacomo compì 18 anni, si rivolse al notaio di famiglia, uomo austero ma anche molto saggio, per un consiglio sul da farsi C'è solo un piccolo particolare quel notaio era sordo E fu così che la parola motocicletta arrivò alle sue orecchie leggermente modificata in bicicletta "Dai Aurelio firma, fagli fare sport Lo sport fa bene, soprattutto ai giovani Li tiene lontani da altre distrazioni, altri pericoli" È con questo piccolo aneddoto che esattamente 77 anni fa iniziava la carriera di uno dei motociclisti più forti, forse il piú forte, di tutti i tempi 15 titoli mondiali vinti, molti dei quali scendendo da una moto e salendo subito in sella ad una con cilindrata diversa, dominando qualsiasi corsa a cui partecipava E se ad oggi esiste la possibilità di eseguire paragoni, è solamente grazie a quel ragazzo con il numero 46 cresciuto a Tavullia, altrimenti non si potrebbe neanche aprire la discussione su chi sia il più grande di sempre Nel dubbio, è meglio non scegliere ed esserseli goduti entrambi Tanti auguri Ago sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia ago agostini giacomoagostini mvagusta moto motocicletta motomondiale motogp valentinorossi vr46 valentinorossi46 circuito gara marquez campionedelmondo skymotori

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1 week ago

Italy, Porto Azzurro, Livorno || Rugby in Prison || i GameOver sono detenuti che giocano a rugby7 nella Casa di Reclusione PortoAzzurro. Grazie al lavoro paziente ed ostinato di AriennoMarconi e molti altri amici, sono riusciti a disputare recentemente il loro primo torneo all'interno del ForteSanGiacomo. Bravi tutti, in particolare EtruriaRugbyPiompino e GrossetoRugby per avere costruito l'occasione avanzare nonprofit instarugby muscoli persone PrisonLife rugby4life rugbyfield rugbymen storiedisport società rugbystyle field IgersItalia inmates project rugby7s ~ PReSo ExtraSocialRugby RugbyOltreLeSbarre rugbytraining FederazioneItalianaRugby MoreThanSport ProgettoCarceri

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1 week ago

Una bella storia di sport che dura da tanti anni. Una competizione che è cresciuta fino a diventare una delle gare più apprezzate e meglio organizzate dal calendario. Riki e Luca che sono diventati degli amici. Una gara che convintamente sosteniamo fin dalla prima edizione. In una parola: VALLE VARAITA TRAIL storiedisport Ethicsport vallevaraita podisticavallevaraita

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1 week ago

Le Finals NBA sono ogni anno un romanzo. I protagonisti principali sono sempre di altissimo livello, ma è l’intreccio a determinarne il successo. Le Finals 2019 hanno esagerato, tra colpi di scena e parabole personali dei giocatori da tragedia greca. Kevin Durant e Klay Thompson sono stati i guerrieri pronti a sacrificare loro stessi per la causa, Steph Curry l’uomo in missione a cui aggrapparsi per non soccombere, Dryamond Green l’anima mai doma dei Golden State Warriors; e dall’altra parte Kawhi Leonard l’eroe venuto da un altro pianeta per stravolgere i pronostici, Lowry il leader emotivo dei Toronto Raptors e Siakam, Gasol, Ibaka e Danny Green gli scudieri capaci di ritagliarsi il proprio quarto d’ora di gloria al momento giusto. Ma questa serie ha un volto che più di tutti ne racconta la carica emotiva della tragedia. A volte a ergersi a protagonista nei momenti di maggior pathos è il personaggio inatteso, quello che sembra messo lì solo per dare una nota di colore alla sceneggiatura. E invece le Finals NBA 2019 hanno il volto di Fred Vanvleet. Un colpo fortuito in gara 4 gli ha aperto lo zigomo, ma per scalfire uno così ci vuole ben altro. È nato a Rockrofd, Illinois. A 5 anni ha perso il padre, ucciso in un attentato per affari di droga. Era ancora ragazzino quando il nuovo compagno poliziotto della madre iniziò a trasmettergli disciplina, sarà quella a portarlo lontano. Giocherà al college ma poi non verrà scelto al draft. Poco male, si farà le ossa in D-League, portando i suoi al titolo in coppia con Siakam, prima di diventare stabilmente uno dei Raptors. Nelle ore in cui lui giocava gara 4 della finale di Conference contro i Bucks nasceva suo figlio Fred Jr., da quel momento qualcosa di mistico lo ha attraversato. Gli avversari raddoppiavano le star e lui si trovava con la palla in mano al culmine del drama. L’apoteosi nell’ultimo quarto di gara 6 delle Finals, quando a suon di triple impossibili ha firmato l’impresa dei canadesi. Mai sottovalutare il cuore di Fred Vanvleet. GenteDiSport Sport Basket FredVanvleet Vanvleet Toronto Raptors TorontoRaptors Canada WeTheNorth NBA Pallacanestro StorieDiSport RomanzoSportivo

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1 week ago

15 Giugno 1969, Karlsruhe, pieno sud-ovest della Germania In un misto tra leggenda e verità, si dice che una volta Oliver Kahn partecipò ad un evento di beneficenza Doveva fronteggiare dei rigori calciati da bambini di appena 9 anni C'era però un piccolo particolare, ovvero che, per rendere la "sfida" più emozionante, l'associazione che promosse l'evento avrebbe incassato una cifra prestabilita per ogni rigore segnato Quel pomeriggio, Oliver Kahn paro' tutti i palloni che si vide arrivare in porta "Non potevo perdere" disse, e obiettivamente ci crediamo, perché chiunque lo abbia visto giocare non può non ricordarsi uno dei più forti e autoritari portieri della storia, mito eterno del calcio tedesco ed in particolare del suo Bayern Monaco del quale difese i pali per 15 lunghe stagioni, nato esattamente mezzo secolo fa per portare la sua cattiveria nella storia del calcio Lunghi capelli biondi talvolta fino alle spalle, faccia da duro, anima da guerriero Oliver Kahn appartiene obiettivamente ad un'altra generazione, fatta di virtù sacrificio e trance agonistica pura, incarnando lo spirito di chi iniziava una battaglia ogni volta che si allacciava gli scarpini Celebri le sue urla ai difensori, celebri i suoi sbraiti contro arbitri ed avversari, ma soprattutto celebre il suo modo di prendere di petto chiunque avesse davanti, a volte anche con la sua stessa maglia Leader, monumentale, semplicemente eterno Tanti auguri a Der Titan, il Gigante sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife Roma instagramitalia germania nike adidas sneakers iniesta andresiniesta championsleague europaleague seriea fantacalcio calcio calcioformazione bomber

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1 week ago

Tanti Auguri Steffi! tennisitalianews romanzosportivo_ ・・・ 14 Giugno 1969, Mannheim, Germania 900 vittorie in carriera a fronte di sole 115 sconfitte, 22 titoli del Grande Slam, 107 titoli in totale, 377 settimane da numero 1 al mondo potrebbero essere già sufficienti a descrivere la carriera di un'autentica leggenda vivente Ma c'è un numero, oggi, ancor più importante di tutto questo, perché un sabato di 50 anni fa nasceva Steffi Graf, una delle più grandi tenniste di sempre, una campionessa sulla quale, tuttavia, aleggia un alone di mistero 30 Aprile 1993, torneo di Amburgo Dopo il suo primo periodo di dominio nel triennio 1989-1991, le luci della ribalta erano tutte puntate su Monica Seles che si era letteralmente presa la scena Durante i quarti di finale contro la jugoslava Magdalena Maleeva, un uomo di 38 anni ossessionato da Steffi di nome Günter Parche accoltellò Monica Seles rea, a suo avviso, di aver rubato il palcoscenico alla campionessa tedesca La ferita fortunatamente fu soltanto superficiale, ma il trauma e lo spavento allontanarono la Seles dai campi di gioco per 2 anni e mezzo, periodo nel quale Steffi si riprese lo scettro di regina Come avviene spesso in questi casi, la macchina del fango non tardò a piombare nella carriera di Steffi Graf, che fu accusata dalle malelingue di essere in qualche modo complice della sciagura per molti organizzata dal padre La realtà è che quell'evento probabilmente pesó più a lei che alla diretta interessata, perché si sentì in qualche modo colpevole di un qualcosa del quale non aveva la minima responsabilità Tanti auguri Fräulein Forehand, "Miss Dritto" per dirla nel linguaggio delle nostre parti Tanti auguri Steffi Graf sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia tennis tennista tennisti tenniste graf steffigraf monicaseles wta numerouno numero1 wimbledon rolandgarros pallina racchetta sottorete internazionali

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1 week ago

14 Giugno 1969, Mannheim, Germania 900 vittorie in carriera a fronte di sole 115 sconfitte, 22 titoli del Grande Slam, 107 titoli in totale, 377 settimane da numero 1 al mondo potrebbero essere già sufficienti a descrivere la carriera di un'autentica leggenda vivente Ma c'è un numero, oggi, ancor più importante di tutto questo, perché un sabato di 50 anni fa nasceva Steffi Graf, una delle più grandi tenniste di sempre, una campionessa sulla quale, tuttavia, aleggia un alone di mistero 30 Aprile 1993, torneo di Amburgo Dopo il suo primo periodo di dominio nel triennio 1989-1991, le luci della ribalta erano tutte puntate su Monica Seles che si era letteralmente presa la scena Durante i quarti di finale contro la jugoslava Magdalena Maleeva, un uomo di 38 anni ossessionato da Steffi di nome Günter Parche accoltellò Monica Seles rea, a suo avviso, di aver rubato il palcoscenico alla campionessa tedesca La ferita fortunatamente fu soltanto superficiale, ma il trauma e lo spavento allontanarono la Seles dai campi di gioco per 2 anni e mezzo, periodo nel quale Steffi si riprese lo scettro di regina Come avviene spesso in questi casi, la macchina del fango non tardò a piombare nella carriera di Steffi Graf, che fu accusata dalle malelingue di essere in qualche modo complice della sciagura per molti organizzata dal padre La realtà è che quell'evento probabilmente pesó più a lei che alla diretta interessata, perché si sentì in qualche modo colpevole di un qualcosa del quale non aveva la minima responsabilità Tanti auguri Fräulein Forehand, "Miss Dritto" per dirla nel linguaggio delle nostre parti Tanti auguri Steffi Graf sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia tennis tennista tennisti tenniste graf steffigraf monicaseles wta numerouno numero1 wimbledon rolandgarros pallina racchetta sottorete internazionali

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1 week ago

13 Giugno 1956, Parigi, Francia Il calcio non è un parametro di politica internazionale, ma è uno strumento, quello strumento con il quale si può tornare a sorridere, ad assistere agli eventi, a ricominciare una vita che fino a 10 anni prima era distrutta dal più grande conflitto mondiale della storia Ed in questo clima di ripresa, ogni testata giornalistica tendeva ad esaltare i propri campioni in patria Così, mentre per il Daily Mail il Wolverhampton era senza dubbi la squadra più forte d'Europa e la Gazzetta dello Sport esaltava i rossoneri del Milan, il quotidiano francese l'Equipe proponeva un qualcosa di leggermente diverso, ovvero di terminare la supremazia sui rotocalchi e passare alla parola del campo "Certo, l'idea di un Campionato del Mondo, o almeno d'Europa, per club, più esteso, più significativo, e più originale di un Campionato d'Europa per squadre nazionali, merita di essere lanciata. Noi ci proveremo" E ci riuscirono, dando vita alla Coppa dei Campioni, la più grande manifestazione del nostro continente a squadre Esattamente 63 anni fa, al termine di una partita incredibile, il Real Madrid vinceva la prima edizione dell'attuale Champions League battendo il Reims per 4 reti a 3, alzando al cielo la Coppa dalle Grandi Orecchie iniziando ufficialmente l'era dei Galácticos nel nome del bomber per eccellenza, nel nome di Alfredo Di Stefano sport romanzosportivo igsport igsports italia storiedisport storiesportive igersitalia sports sportsnews sportlife instagram instagramitalia championsleague coppacampioni realmadrid galacticos blancos calcio calciocalciatori ilcalcioèdichiloama alfredodistefano bomber attaccante vittoria trofeo coppa finale

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1 week ago

Ciao Gabe, simbolo sportivo della Lotta al cancro. ~ Il mondo della atletica leggera piange Gabe Grunewald. La mezzofondista a stelle e strisce è morta, infatti, poche ore fa nella sua casa di Minneapolis a soli 32 anni di età. ~ A dare notizia della scomparsa dell’atleta americana, classe ’86, il marito Justin con un commovente messaggio. “Se ne è andata la mia migliore amica, ispirazione, eroina“. ~ giornalismosportivo gabegrunewald iogiocopulito sportstories ilfattoquotidiano campioni storiedisport atletica atleticaleggera atleticas mezzofondo mezzofondisti running runninggirl 13giugno

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2 weeks ago

ll 12 Giugno 1994 vengono ritrovati i corpi senza vita di Nicole Brown e Ronald Goldman. Il primo ad essere accusato fu il campione di Football Americano O.J. Simpson, ex marito della Brown. Iniziò così quello che è definito negli Stati Uniti il “processo del secolo”. Ripercorriamo tutte le fasi salienti attraverso il racconto di Emanuele Sabatino ~ ~ ojsimpson storiedisport inchieste iogiocopulito ilfattoquotidiano sport crime sportstories storytelling footballamericano

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2 weeks ago

L'Arena di Verona è completamente ricoperta di colori, di striscioni, magliette, cappellini e bandiere. E' agghindata a festa, è in attesa. Lì dove un tempo animali selvaggi e uomini fatti schiavi lottavano per sopravvivere c'è un uomo, su di una bicicletta, che dopo quasi 300 vittorie da professionista sta per raggiungere il suo più grande traguardo. Deve recuperare 1 minuto e 21 secondi sulla maglia rosa Laurent Fignon, ma per lui, che è il recordman dell'ora, una cronometro così è puro godimento. Quell'uomo è Francesco Moser. E' il 10 giugno 1984 e il sessantesimo Giro d'Italia è finalmente suo. storiedisport giro giroditalia moser francescomoser arenadiverona 1984

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